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Da https://www.express.co.uk/news/uk/758128/Beer-price-UK-pubs-goes-up-6p-pint

Attenzione: la seguente riflessione è così “volemose bene” da risultare quasi natalizia.

Sono passati cinque anni da quando una me più giovane, e infinitamente più melodrammatica, scriveva questo post: parlava di un amico che, nel corso di un’innocua uscita pomeridiana, mi annunciava all’improvviso che il giorno dopo sarebbe partito “per sempre”.

Ok, anche se non vi sciroppate il blog da tutto ‘sto tempo avrete capito che l’amico in questione non mi dispiaceva affatto, nonostante la timidezza e le… barriere linguistiche: diciamo che, se avesse voluto la separazione della sua terra per motivi linguistici, io gliel’avrei appoggiata.

Quell’antico addio “a tradimento” era quindi entrato a far parte della struggente narrativa dei miei primi anni a Barcellona, e delle illusioni (diciamo anche delle “pippe mentali”) che mi facevo allora.

Fino a ieri sera.

Perché secondo voi chi c’era al pub quiz domenicale, seduto a un tavolo di amici comuni? Esatto, lui! Io lo dico sempre, che ci ho i lettori intelligenti.

Quasi non lo riconoscevo, col nuovo taglio, così come lui quasi non riconosceva il pezzo di donna che intanto sono diventata (e solo una delle due affermazioni precedenti è falsa!).

Giocavamo in squadre diverse e nessuno di noi due ha vinto il quiz, anche se il mio gruppo si è aggiudicato a pari merito il premio per l’haiku più creativo (una scatola di biscotti non proprio a prova di vegano).

Ma ho rinunciato al mio progetto di rientrare presto per fare due chiacchiere col redivivo, e constatare che, dopo svariate puntate di Outlander, riesco a capire quasi tutto quello che dice. Forse ci vediamo in settimana per una birra con gli altri, o forse no. In ogni caso sono rientrata contenta anche senza aver vinto il jackpot (impresa quasi impossibile, con quel nerd del mio ragazzo in Italia!).

Tutto questo per dire: era molto più “ad effetto” il finale di cinque anni fa. I poeti romantici suoi conterranei avrebbero sorriso da lassù, se quello di allora fosse stato l’ultimo abbraccio, seguito da un mio crollo sulle scale di casa che Eleonora Duse in confronto è la protagonista di The Lady (erano pure cinque piani senza ascensore…).

Ma sapete che vi dico? Che mi è piaciuto molto di più così.

È stato bello non credere ai miei occhi, cacciare un urletto di svariati decibel e fare due chiacchiere da vecchi amici davanti a una birra (lui) e a un… ginger ale, visto che la mia resistenza all’alcool non è cambiata, intanto.

Insomma, mi è venuto da pensare nientepopodimeno che alla differenza tra vita e illusione.

Solo per concludere, insieme a Calvino, che “se la vita è sempre varia e imprevista e cangiante, l’illusione è monotona, batte e ribatte sempre sullo stesso chiodo”.

Nel dubbio, adesso so quale scegliere.

E così se ne vanno tutti.

Pure da qua. Barcellona non è più la Terra Promessa di Zapatero, quella che un lavoro lo trovi sempre, che sole mare e fiesta.

Adesso è anche crisi, gente che rovista nella spazzatura, licenziamenti improvvisi e collettivi e riassunzioni per due soldi, che per qualcuno è meglio prendere il sussidio di disoccupazione e non fare niente. Anche se è una miseria, anche se la coinquilina olandese ti guarda e si chiede “come fai a vivere da parassita”.

Altrimenti te ne vai.

E la cosa strana degli addii di qua è che veramente è l’ultima volta che vi vedete. Oddio, non si sa mai, vi potete sempre incontrare nello stesso angolo di mondo. Questa è gente che viaggia, che cambia spesso paese. Magari approfitti per un viaggio con alloggio assicurato.

Ma se dici addio al tuo ex o litighi con un’amica al paese, 9 su 10 dovrai incontrarli per strada, e sarà perfino una scocciatura.

Qui ti abbracci, dici “suerte”, “good luck” in qualsiasi lingua vi parlaste quando lavoravate o bevevate insieme, e buonanotte.

Lui che se ne va perché sì, perché non sa cos’è meglio ma intanto qualcosa vuole fare. Tu che resti per gli stessi motivi.

E a volte l’addio può essere improvviso e scioccante, come oggi.

Che se ne andasse a breve me l’avevano detto, e ci sono rimasta male ma ho detto vabbe’. Meglio ora che sto bene, che so che al massimo ci si sarebbe visti ogni tanto per una birra e due risate.

Ma oggi aspettando la birra dico “te ne vai”, e risponde “sì, dopodomani”, “pensavo tra un mese”, “no, ho anticipato”. E capisci che è l’ultima volta, e non puoi fare niente di quello che ti chiede lo stomaco in panne.

Solo sorridere e mettere insieme due chiacchiere mentre ti riaccompagna a casa per scherzare un altro po’. Che diamine, dopo tanti mesi un’amica non si saluta in tre secondi davanti alla metro.

E poi abbracciarsi e dire in bocca al lupo, addio adiós adéu.

Fine delle trasmissioni.

(quando ancora si aspettava)