Related image In certi giri che frequento ogni tanto, più “pane e puparuole” di quelli soliti, mi sono imbattuta spesso in un tipo carino, pieno di allegria, e buon conversatore finché non gli ho detto in cosa consistesse il mio dottorato, e cosa fosse il GENDER!11!1!

A quel punto ho scoperto grazie a lui che le femministe sono una banda di matte piene di odio, traduco testualmente, che non hanno idea di ciò che dicono.

Siccome il discorso proseguiva su toni simili via messaggio, ho fatto l’unica cosa possibile: ho risposto “Ok”, e ho mandato una faccina sorridente.

È da tempo che ho imparato a scegliere bene le mie battaglie.

Soprattutto, ho scoperto che raccogliere la spazzatura emotiva altrui non beneficia nessuno, e sporca tutti.

La regola vale soprattutto sui social: capisco la rabbia e lo stress, ma si scrive “Disattiva le notifiche” e si legge “Strada per il Paradiso”.

Quando il problema non sono i commenti ma i post, di solito segnalo e amen. E se si tratta di giuste cause, mi chiedo cosa si possa fare di concreto invece che accapigliarsi.

Ieri da ignorante in diritto internazionale chiedevo su questa pagina se nel caso di Carola Rackete potessimo fare qualcosa “dal basso”: a quanto pare a stare in difetto è l’Italia, e non la Capitana. Anche se i soldi che ti spillano in giro per convalidarti il titolo di Dottorato Europeo mi hanno insegnato che ogni stato fa il cazzo che gli pare, in barba alle norme comuni.

Però, in casi più urgenti dal punto di vista della sopravvivenza, si può sperare nell’attenzione che colpevolmente manca al resto.

Intanto che aspettavo pareri autorevoli, una tizia aveva avuto il tempo di commentare cose tipo: “Perché non li ha portati in Olanda, fanno quello che vogliono in casa nostra, non capisco come ragionate…”. Invidio quelli, admin compresi, che si sono presi la briga di risponderle nel merito. Io ho dichiarato che avevamo una cosa in comune, cioè il “Non capisco come ragionate”, e che continuavo ad aspettare “il parere di un esperto”. Che finalmente ha battuto un colpo:

Un ricorso Cedu da parte di gruppi di “cittadini” o associazioni sarebbe molto probabilmente dichiarato inammissibile; il sistema della Convenzione Edu e della Corte Edu prevede la possibilità del ricorso individuale di un soggetto (uno o più soggetti) che sia vittima di una violazione di un diritto protetto dalla Convenzione. Bisogna quindi essere vittima diretta, indiretta, potenziale o futura affinché il ricorso possa essere preso in esame. Discorso diverso merita invece il Comitato dei Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra che ammette la segnalazione da parte anche di NGO che abbiano conoscenza diretta dei fatti (e non solo in base a quanto riportato dai mass media)…

Adesso ci tocca capire che farcene di tutto questo.

Avete qualche idea? Soprattutto, conoscete gente addetta ai lavori che ne abbia?

Perché vedete, io ho dovuto aspettare vent’anni di studi, lauree master dottorati e articoli scientifici, per scoprire da un parere esperto che ero solo una pazza piena d’odio.