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Dal Facebook dello Spice Cafè: era questa, ma 100% vegetale

Io non so niente, io portavo la torta.

Sabato, mentre plaça Universitat si riempiva di indepe, e i Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) progettavano di “spostarsi altrove”, io andavo a ritirare un dolce che avrei portato a un compleanno, e per strada incontravo un amico italiano, che mi diceva a bassa voce:

“Sta’ a vedere che domani vincono le destre, per colpa di ‘sti stronzi”.

E i suoi occhi nocciola puntavano in direzione della strada che avevo percorso fino a quel momento.

Di solito, all’accusa di consegnare il paese in mano alla destra, “‘sti stronzi” rispondono: “Vero, ce la siamo cercata… Come ci permettiamo di volere una repubblica antifascista, in uno stato in cui appena la metti in mezzo votano fascio?”.

O almeno lo dicono quelli che poi, mentre tornavo indietro sollevando la torta, cominciavano a marciare… sì, avete indovinato: verso casa mia! O meglio, verso la piazza a due passi, con l’intenzione di scendere “un po’ più in giù”, verso la caserma della Policía Nacional – che, per l’appunto, è dietro casa mia.

La torta pesava. La pasticceria me l’aveva proposta di 25 centimetri di diametro, quindi me l’ero immaginata relativamente piccola, rispetto ai catafalchi che si offrono da me. Dimenticavo che fosse un negozio a vocazione ‘mericana, quindi me l’avevano fatta letteralmente di tre piani, calcolando anche l’abbondante farcitura.

“Dove ci vediamo?” chiedevo una volta a casa agli altri convenuti, via WhatsApp. La domanda, in realtà, era: “Posso uscire?”.

Perché, intanto che rientravo in attesa dell’appuntamento fuori da me – saremmo andati tutti insieme al locale – sentivo il rombo del solito elicottero, e avevo visto diverse camionette disposte sotto casa… Insomma, l’unica buona notizia era che, se rimanevo assediata lì, stavolta avevo di che mangiare.

In realtà, tempo venti minuti e l’ok per scendere arrivava, la serata andava bene e il dolce veniva apprezzato un po’ da tutti.

Certo, leggerissimo non era: lo stavo digerendo ancora il giorno dopo, quando, davanti a me, si apriva un video col leader di Vox, che fa un po’ Mastrolindo coi capelli, e che per festeggiare i 52 seggi (più del doppio di prima), esordiva con “¡Viva España!”.

“¡Viva!” approvava una folla piena di bandiere spagnole, a quanto pare entusiasta all’idea di:

  • difendere la patria dai “golpisti catalani che sequestrano i cittadini” (parafraso);
  •  proclamare l'”uguaglianza di tutti gli spagnoli” (leggi “il femminicidio non esiste”);
  • proteggere “le nostre frontiere” (…).

Mentre Salvini mi diventava al confronto una suffragetta (“in realtà lui è un cuñao“, avevo spiegato quella mattina a un astensionista basco), la folla prima restava in silenzio – per forza di cose – davanti all’inno spagnolo, e poi cantava entusiasta El novio de la muerte: io, più franchiste di quella, posso immaginare pochissime canzoni (qui l’intera questione dell’inno de la Legión, featuring Unamuno).

E in Catalogna? La destra è scesa un minimo, invece di salire alle stelle come altrove. E con buona pace di chi pensa che “sono come la Lega“, vince ERC, l’indipendentismo di centro-sinistra.

Intanto, Anonymous Catalonia mi dava la buonanotte con la promessa che si sarebbero messi dalle sette del mattino di oggi a seguire la giornata di proteste, che prevede, tra le strade tagliate, l’occupazione dell’AP-7 alla frontiera con la Francia.

Vi lascio con la traduzione dell’ultimo messaggio della piattaforma, rivolto a chi bloccava la strada con il proprio veicolo:

“Arrivano altre gru. Le ultime auto dovrebbero tenere i conducenti all’interno, perché così non se le possono portare. Quando saranno arrivate altre auto, quelli che restavano dentro potranno lasciare il veicolo, e quelli appena arrivati aspetteranno che ne vengano altri per poter andare a loro volta al presidio”.

Io dico che sono organizzati.

 

 

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L’intervistato, con una paziente vaccinata

Ebbene sì, per i 70 anni di mio padre (li compie il 4 luglio) gli ho regalato una bella intervista a tradimento, con la scusa di fargli due domande sui vaccini. Ne sa qualcosa, visto che è un pediatra oncoematologo con tre specializzazioni, che non si rassegna al recente pensionamento. Lo so, ci afferriamo su ogni argomento riguardante quella che con lui chiamo Santa Madre Scienza, e un’intervista a tradimento è poco etica. Considerate però che il mio praticantato, mai riconosciuto né retribuito, è stato fatto presso uno che sospendeva le trasmissioni tv per “andare ad aggiustare l’antenna sul Vesuvio” (= andare a trovare l’amante). Quindi, come direbbe il buon James Senese: “Dicite ‘o Matino che ve manna ‘n’ ata giurnalista”. Questa è l’intervista al mio papà.

1. Mi ripeti quella storia dei primi vaccini? Raccontavi che uno poteva rimanerci secco, ma meglio una morte possibile che una sicura…

No, Mari’, non entriamo nelle piccole miserie della medicina [eccollà, n. d. R.]. Veniamo ai successi: decreto 73, legge 119 del 31 luglio 2017 [mi dice date e numeri, li azzecca]. Tetano, pertosse, haemophilus influenzae B, epatite B, e poi i quattro cavalieri dell’Apocalisse: morbillo, rosolia, parotite e varicella. La mancata esecuzione di questi vaccini impedisce l’iscrizione ad asilo e materna. Per le fasce d’età più grandi, espone a una multa da 100 a 500. [Intanto mamma chiede se oggi si festeggia la Madonna della Grazia, le rispondiamo di sì. Telefona a una parente.] Sono esonerati coloro che hanno già contratto queste malattie, o potrebbero essere sensibili alle controindicazioni.

2. A proposito di controindicazioni… Alcuni genitori della mia età pensano proprio che ‘ste malattie le hanno avute, e al massimo sono rimasti qualche giorno a letto! Perché dovrebbero vaccinare i figli? 

[Con la telefonata in sottofondo.] Le controindicazioni dei vaccini sono molto poche, e molto poco importanti rispetto ai vantaggi. Purtroppo anche l’Italia ha partecipato al grosso dibattito sul rapporto tra vaccino e insorgenza di malattie neuropsichiche gravi, come sindrome di Down o autismo. Diciamo subito che il medico inglese che ha iniziato tutto questo è stato radiato dall’ordine dei medici, e l’attrice americana (non ricordo quale) che ha dichiarato che suo figlio era diventato autistico per i vaccini, è stata richiamata dalla Food & Drug Administration (FDA): la ritenevano responsabile delle patologie derivate da vaccini non effettuati. La signora, col timore di dover spendere qualche milione di dollari, si è subito premunita dicendo alla prima occasione pubblica: “Guardate, io però non sono un medico, sono una mamma…”. [Credo sia Jenny McCarthy, sto approfondendo, n. d. R.]

3. Appunto! Metti che sono una mamma (te piacerebbe!), leggo tante cose contraddittorie su Google e dico vabbe’, nel dubbio la malattia l’ho avuta anch’io, è innocua…

Non lo è. Il morbillo nella sua storia registra un decesso ogni 100.000 bambini, e 3-4 encefaliti, con danni neurologici irreversibili. Con il vaccino non sono descritti casi del genere.

4. Ah, ‘ste cose bisogna saperle! Sai, certi tuoi colleghi non sono gentilissimi, con chi presenta obiezioni…

Il problema vero che fa da sfondo a tutto questo è  l’interesse delle case che producono il vaccino. Qui bisogna dirsi le cose come stanno: nei paesi di medicina pubblica di antica tradizione, nelle grandi democrazie del Nord, insomma, è lo Stato che si incarica della questione, quindi non c’è spazio per intrallazzi. Va detto che ci sono anche dei vaccini che non sono obbligatori, ma consigliabili: antimeningococco B e C, antipneumococco, e, in preferenza per le bambine, il papilloma.

5. Ua’, non ne parliamo, in Spagna è un’epidemia, che ha un po’ preoccupato alcuni di noi italiani a Barcellona! Quali sono le conseguenze?

Possibili? Purtroppo, il cancro. Ho visto personalmente due cuneizzazioni. [Mi spiega cosa siano mentre mamma mi offre altro latte. Rifiuto.]

6. Quindi, se alla movida fossimo arrivati vaccinati, non avremmo dovuto temere regalini dalla Montse, o… dal Ricard? [Nome di fantasia. Ehm.]

Proprio così [mantenendo un aplomb professionale], dovevate vaccinarvi. Solo che poi non avreste dovuto fare figli per un po’.

7. Appost’ ! Per unire i due argomenti, all’Università di Manchester sponsorizzavano tantissimo il vaccino gratuito contro la meningite, e quando ho provveduto l’infermiera mi ha offerto pure i preservativi che stava mettendo a posto prima che entrassi! ‘Ste infermerie paradisiache, in Italia no? [Va detto che le tasse universitarie in UK sono salatissime…]

Magari ci fossero! Ma, tornando al nostro paese, hanno l’obbligatorietà del vaccino i minori migranti non accompagnati.

8. Qui ti volevo! ‘Sta storia dei migranti e delle malattie?

È semplice. Il migrante ha la scabbia? Viene in Italia, in poco tempo guarisce [traduco dal napoletano, e comunque la scabbia era di moda all’università britannica di cui sopra]! Allo stesso modo, non ha mangiato in vita sua e ha la tubercolosi? Viene in Italia, incomincia ad abbuffarsi e gli passa anche la tubercolosi! [Gli squilla il telefono, comincia a parlare di vaccini con una mamma…]

9. Ultima domanda: secondo te ‘sti medici che chiamano somari i genitori preoccupati, aiutano?

Ci vuole il colloquio, con le persone. La democrazia per i popoli, e il colloquio per le persone.

10. Ecco, a proposito: la scienza è democratica?

No. Una persona che parla con uno come Burioni, che fa questo mestiere da 30 anni, ha due strade. Una è dirgli: “Uno che fa questo da 42 anni [tipo lui, n. d. R.] mi ha riferito questo”. In questo modo è legittimo anche contraddirlo. Se invece gli dice: “Io penso…”, allora sì, che la scienza non è democratica. Stesso discorso per il ministro che si esprime sulle vaccinazioni. Se avesse avuto qualche dritta medica, l’avrebbe detto! Invece viene e dice: “So’ troppi”. Ma chi si’?!

Questa frase non la traduco! Grazie, e auguri! 

Con la speranza di litigarci per almeno altri 70 anni.

(Una hit che rovina spesso mentre gira per casa.)

 

 

Risultati immagini per suocera nuora I primi auguri di compleanno al mio ragazzo gli sono stati fatti su facebook. Da sua madre. Che aveva aspettato la mezzanotte per scrivergli un lungo messaggio. Leggendolo ho pensato due cose:

  • non c’è storia: per quanto bene gli possa volere io, quello che leggo in queste righe è irraggiungibile;
  • per quanto mi piaccia fare la mamma (e con tutti), sarei sempre una pallida imitazione, tanto vale essere una compagna, vedi etimologia della parola.

C’è chi pensa che l’amore materno nasca così, portato nei geni, e chi come me sospetta che s’impari. Anzi, spesso viene insegnato nella sua forma più malata, quella del possesso. Spesso oscura ingiustamente l’amore paterno.

Ma è bello che esista, mistificazioni a parte.

Ed è curioso vedere come la stessa persona sia vista diversamente “dai suoi cari”. A giudicare dal messaggio di auguri, se interrogassero me e sua madre sul festeggiato penserebbero che parliamo di due persone diverse.

Una cosa va detta, però.

Sua madre aveva aspettato la mezzanotte apposta per quel lungo messaggio.

Io che avevo la possibilità di festeggiare dal vivo, ero sola in casa davanti a Netflix, mentre lui si divertiva a un concerto a cui non stavo partecipando.

Ma nel nostro corridoio erano misteriosamente apparse due buste: una con un torrone di Xixona, un classico natalizio che lui adora, e un’altra con tre cappelli, quelli orribili del cinese che gli piace.

In frigo aspettava, con una candelina sopra, la mia atroce cheesecake, con la gelatina vegetale che non voleva saperne di comportarsi come quelle da supermercato.

E aspettavo anch’io.

Aspettavo che rientrasse per portargli la cheesecake mentre scartava i regali.

Visto? L’amore ha tante facce.

Nessuna sminuisce le altre.

Mai come in questo caso, è bene che convivano.