Image result for spaghetti face Adesso pare che Barcellona se ne cade di ladri.

I giornali locali non sembrano in grado di parlare d’altro, a parte i soliti fatti indepe sì, indepe no: sta’ a vedere che i vostri aneddoti del furto sventato (perché avete urlato in tempo nella metro), o di quello andato in porto (perché vi hanno tagliato la cinghia della videocamera), si sono verificati tutti negli ultimi mesi, e non nel corso di anni.

Boh, in effetti il fenomeno è stato gonfiato, esiste da tempo, e va a braccetto con l’aumento degli affitti e dei lavori precari. Però tutto questo “al lupo, al lupo”, mi ricorda due cose.

Una è la battuta, in famiglia, che la mia città di residenza “sta diventando peggio di Napoli“, e per quello che mi riguarda in prima persona lo è da tempo.

L’altra è la prima volta che mi hanno rubato il cellulare: oltre alla beffa di aver perso un rottame che neanche volevano… rottamarmi, per l’appunto, c’era la sensazione che non mi sarei trovata a mio agio con gli altri modelli. Il mio rapporto con la tecnologia è leggendario: risolvo i problemi insultando lo schermo. Poi mi chiedo perché quello non fa come dico io. Allora, sebbene ormai quel cellulare non mi permettesse di visualizzare bene Facebook (con la sezione commenti era un casino), non mi andava di prendermene un altro. Però quello che ho acquistato nella concitazione, sebbene fosse un’altra offerta a buon mercato di Orange, si è rivelato molto migliore, e la maggiore efficienza mi risparmiava anche tempo (poi mi hanno rubato anche quello, ma vabbe’). Ecco, senza il furto starei ancora a lottare con le app. È stato un bene che mi derubassero? Manco per il ca’, anzi. Sarei rimasta con quel cellulare sgangherato per sempre. Però ho fatto buon viso a cattivo gioco, e un evento spiacevole ha finito per risolvermi un problema.

Il che mi fa pensare a quando sono stata licenziata, con tutto il dipartimento dell’azienda. Avevo abbandonato il mondo accademico per descrivere appartamenti turistici. Mi piaceva perché era facile, era divertente e mi pagavano. Il venerdì, coi colleghi, ci fermavamo a bere una birra nella cucina aziendale. Era una vita solitaria e poco avventurosa, ma facile, così facile… Dopo il licenziamento, però, ho preso il diploma per insegnare italiano, attività che mi è piaciuta così tanto da dire no ad aziende più “generose”. Poi mi sono ricordata che la vita è breve, che in realtà voglio scrivere, e buonanotte al secchio. È stato un bene che mi licenziassero? Macché, avrei descritto appartamenti tutti uguali per il resto della mia vita. Già che è successo, però, ne ho approfittato per raccattare quel che restava del coraggio di fare ciò che volevo.

Il che mi fa pensare alla mia svolta recente, e i suoi esiti alterni. Il piano, come saprete, era diabolico: togliermi l’affitto dalle gonadi, dedicarmi a scrivere a tempo pieno, risparmiare qualcosa per figliare. Non so più dirvi quante cose siano andate storte, a cominciare dalla più scema, ma non irrilevante, della scoperta che il terzo bagno della casa era chimico! Va da sé che, quando esco la mattina e mi ritrovo quasi in Plaça Catalunya, vorrei portarmi un machete per farmi strada tra i monopattini elettrici, gli zaini Eastpak, e le coppie attempate di autoctoni a spasso (che, forse per un articolo dell’Estatut che ignoro, devono camminare per forza mano nella mano, alla velocità di un bradipo influenzato). Ah, beh, poi c’è quel dettaglio che i bambini ciao, anche perché ho ancora qualche problema pecuniario a seguire il metodo Madonna. Però, già che ci sono, sto sistemando cosine della mia vita che in coppia, e con un affitto sulle spalle, non tanto potevo: tipo svegliarmi e mangiare ai miei orari, e non pensarci due volte ad assumere un’editor professionista, per i miei improbabili scritti in spagnolo. Per caso avrei voluto che metà del mio piano andasse a gambe all’aria? Macché, a ben vedere sarei rimasta addirittura nella mia casa in affitto, a dividermi la spesa per tutta la vita. Già che è successo, però, faccio del mio meglio per andare incontro a questi “anta” che si prevedono un po’… culumbrini, come li avrebbe definiti la mia prozia: cioè, più scanzonati di quanto avrei voluto.

Che devo fare? Lo stesso che provate a fare voi.

Cucinare con quello che abbiamo, e augurarci buon appetito.

 

 

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