Archivio degli articoli con tag: esordio

Quasi tutto pronto, credo.

E così oggi presento il libro. Forse venite e forse no. Magari dobbiamo aggiungere altre sedie, oppure ci siamo giusto io, Rossella e Piero, con Cecilia che fa avanti e indietro.

Ya no está en mis manos, come si dice da queste parti: non dipende da me.

E non sono solita emozionarmi per cose che succedano a me, adesso la mia idea è rendere il miglior servizio possibile a Fatima e Anna, a quello che hanno rappresentato nella vita mia e di chi in qualche modo le ha incontrate.

Però oggi, al risveglio, pensavo a tutto ciò che mi ha portato a provarci, almeno: ad abbandonare percorsi più sicuri per mettermi a fare quello che voglio. A questo punto mi pare chiaro che non sia stato il destino.

Quando ho creduto che mi guidasse lui, ho imboccato strade contorte, pensando fossero le uniche possibili.

Quando ho creduto che fosse solo questione di lavorare sodo, invece, ci sono andata più vicina, ma mi sono comunque illusa: puoi ucciderti di fatica e non riuscire mai.

Penso quindi all’incredibile dose di culo che ci vuole anche solo per fallire in quello che ti piace, perché significa che hai avuto il privilegio di provarci. Sì, il privilegio.

Mi sono innamorata di questo ragazzo colombiano, figlio e nipote di musicisti, che è passato dal suonare in un terzetto ad analizzare musica di merda (sic) su Youtube. Luís Fonsi, Enrique Iglesias, Shakira… Che poi io Fonsi non riesco neanche a schifarlo, neanche da femminista: mi sembra un mio compaesano che “si fa il ciuffo” per guadagnare centimetri, che si arrotola una sigaretta davanti alle ragazze e si fa scivolare per puro caso un plettro in mano, perché sia chiaro in giro che ogni tanto strimpella. Però Alvin mi fa schiattare dalle risate, quando gli scimmiotta l’autotune.

Ecco, se ci fosse un destino sarei sicura di aver trovato l’anima gemella, perché, in un’intervista sulla piega curiosa che ha preso la sua esistenza, il mio nuovo idolo ha dichiarato: “Ho finito per vivere di ciò che mi piace, ma non come sognavo o speravo”.

Mi sa che succede ogni volta.

Annunci

L'immagine può contenere: 1 persona

Ok, scuorno di post.

Facendo del becero familismo amorale, il blog del basilico v’invita alla presentazione del libro della sua autrice – o basileia, o basilicata, non lo sapremo mai. Sarà questo venerdì 14, alle 19.00, alla Libreria italiana Le Nuvole, con rinfresco e musica, e tanto ammore.

Ecco l’evento:

https://www.facebook.com/events/990278361172509/

L’autrice (che ormai parla di sé in terza persona, come il Divino Otelma) vi lancia quest’invito dal suo natio borgo urbanizzato: è stata convocata a Napoli per la presentazione della raccolta Airport Tales (per chi si fosse perso i dettagli, e i bicchierini di limoncello, ecco qua…).

Nota di colore: la presentazione di Airport Tales è l’11 alle 11. Alla stessa ora, dopo due mesi di attesa e telefonate al comune, dovevo incontrare l’avvocatessa che mi avrebbe delucidato la questione affitti in Ciutat Vella, di questi tempi difficili. Insomma, mentre inizia la presentazione a Napoli, l’impiegata del Servei d’Habitatge chiamerà l’utente successivo.

Continuo a pensare che la vita sia un capolavoro: quando non succedono guai seri, riesce sempre a regalarti una risata.

O un’arrabbiatura: ieri provavo a vedere Quelli che… , quando un “esperto in studio” ha spiegato all’inviata (moglie di un calciatore) che non doveva lamentarsi di una decisione arbitrale: l’arbitro era vangelo, lei pensasse piuttosto a descrivere la partita!

Ho suggerito a mia madre che il fenomeno per cui un cinquantenne spiega a una trentenne cosa dire, e come, si chiama mansplaining, o se preferite minchiarimento, ma a quanto pare questo concetto ancora non passa facilmente, da noi. D’altronde una chat improvvisata in studio tra glorie del calcio esprimeva giudizi sull’aspetto fisico delle ragazze presenti…

Sì, sì, è una gag, ma è dura “farsi una risata” adesso che vivo in un posto in cui per avere una vita sociale, e rimediare un po’ d’ammore ogni tanto, non è necessario.

Rispolvero dunque un’espressione non proprio femminista delle mie parti, che magari è tornata in voga con L’amica geniale:

Rire ‘n faccia a ‘stu

Sipario.

(Una canzone che cito nel libro. E ringraziatemi perché l’altra che nomino è dei Take That.)

 Prima di raccontarvi il mio trasloco – che ovviamente è stato tragicomico – vorrei accennare a quello di Fatima e Anna, passate da un quadernone sballottato tra una casa e l’altra a un ebook che racconta la loro storia, in attesa che venga stampata.

Anche se almeno Fatima ci è abituata (vedi titolo), non è stato carino da parte mia trascurarle così a lungo: ma oggi è un anno dal referendum catalano, e in questi mesi la mia energia è andata tutta a tre italianini che, stavolta in un documento Word, hanno avuto la sfiga di ritrovarsi davanti a un seggio caricato dalla polizia, e la fortuna di salvare un’anima bella. A quanto pare, però, a loro è più difficile affezionarsi: sono troppo “politici” e parlano tanto. Spero di riuscire a rimediare almeno sulla loquacità.

Fatima e Anna neanche scherzano, eh, anzi: i loro litigi sono la parte che più mi diverte, della loro convivenza improvvisata. Perché anch’io vorrei, in circostanze più amene di un lutto in famiglia, conoscere l’altra me: quella che sarei diventata se a quel bivio avessi preso un’altra strada, o se i casi della vita non mi avessero piazzata in quella situazione speciale. O tragica, come nel caso delle donne meravigliose che mi hanno aiutato a dare vita ad Anna.

Se scrivete vi sarà capitato questo: di finire un testo e non ricordare cosa abbiate raccontato, come se non fosse opera vostra. Ecco, quando mi succede so di aver fatto la cosa più importante: di aver smesso di parlare di me, di aver dato ai miei personaggi la libertà di abbandonarmi.

Lo faccio anche ora con queste stralunate compagne di viaggio, sperando arrivino dove non riesco io.