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Time to close the blinds.. or is it?

Prima notte passata con la finestra aperta per il caldo.

Ne ho trascorso la metà a determinare per prove ed errori quanto dovesse restare alzata la persiana. Di conseguenza ho dormito una schifezza, e al risveglio ho avuto le seguenti visioni:

  • me a 10 anni, che nella stessa situazione mi alzo fresca come una rosa, col pensiero del Giornale di Barbie, che sto centellinando, e il progetto di farmi dieci giri di bicicletta in cortile. Unica preoccupazione: l’agguato che potrebbe tendermi il nonno con le lezioni di latino;
  • me a 40, che stamane mi tolgo la mascherina (non quella per la bocca, l’altra) e mi scopro cieca. Ah, no, sono gli occhi cisposi: ho preso sonno alle quattro. Mi alzo col pensiero dei piatti che non lavo da due giorni (ieri c’era la fiera vegana!) e il progetto di cambiare una volta per tutte il finale del romanzo a cui lavoro da due anni, anche se chiunque lo legga si chiede perché mi ci accanisca tanto. Unica preoccupazione: sto buttando la mia vitaaa! Sapevo che sarebbe andata così!

Insomma, la finestra di camera mia ormai affaccia sulla mia vita, coi suoi sbalzi di tempo, più che di temperatura! Poi mi sono lavata la faccia e mi sono arripigliata, eh. Mi si dice che anche voi, al mattino, avete pensieri catastrofici mica male, specie dopo una notte quasi insonne. Però vorrei spezzare una lancia alla me quarantenne che ha la sensazione molto, ehm, cisposa di aver tradito la bimbetta di dieci anni, che era più o meno convinta che la vita fosse facile. Ua’, quella bambina ignorava un sacco di cose! Alcune le ho già scritte qui.

Una che non ho scritto è che quella bambina, un giorno, avrebbe incontrato per caso da adulta un parroco che era stato il suo influencer (e che lei aveva pure difeso da certe compagnelle che lo accusavano di “stringere un po’ troppo”), e si sarebbe sentita accarezzare con insistenza la schiena proprio all’altezza del reggiseno. A quel punto si sarebbe congedata in fretta, e in preda a più di un dubbio su chi pretendesse di insegnarle a campare quando era bambina!

Un’altra cosa è che, per come sarebbero state composte poi le coppie etero in paese (ma quelle gay non erano contemplate), la desiderata carriera di insegnante, con l’aggiunta di almeno due pargoli, avrebbe creato il rischio di dipendenza economica dal marito ingegnere, avvocato, medico. Specie dopo due crisi economiche a distanza ravvicinata. Nessuno dei compagnelli maschi di quella bambina (tutti di ceto medio, e finiti tutti insieme, chissà come, nelle stesse sezioni), avrebbe fatto l’insegnante.

Un’altra cosa è che di avere figli ci si può anche pentire, e allora ti stigmatizzeranno. Non perché tu abbia smesso di amare i figli (il che non succede), né perché tu abbia smesso di prenderti cura di loro. No, sei una caina per il solo fatto di ammettere che avresti evitato, se avessi avuto certe informazioni sulla questione (ci torneremo tra poco).

Un’ultima cosa che la bambina ignorava è che un giorno avrebbe letto come buona notizia il titolo:

I dati della settimana, decessi ridotti del 70% in un mese. Si torna ai livelli di settembre.

Quindi, se in questo giugno vi svegliate come me, insonni e non vedenti per cinque secondi, ricordate che certi obiettivi della nostra vita sono stati stabiliti da altri, o da una versione di noi che era ancora in una fase di transizione, e che non disponeva di un fattore importantissimo nel prendere decisioni: tante, tante, tante informazioni..

Adesso, però, abbiamo quelle, compresa la teoria, fin troppo ottimistica, che possiamo controllare almeno il 40% della nostra felicità.

Vabbè, oggi diamola per buona, che ancora sto sbadigliando per la nottata: vorrà dire che, almeno quel 40%, ce lo godremo come si deve.

Da trerighe.it

Capita che a volte io sia bella che spaparanzata proprio di fronte alla finestra, e mi dica che vorrei entrare in quel pezzo di cielo.

Perché succeda, dalla mia angolatura la finestra non mi deve contenere nient’altro che cielo, in barba ai palazzi. Gradito un gabbiano di passaggio che mi faccia accertare che no, non sto osservando quel lilla fosforescente che avevo sul Paint dell’Amiga 500: quello è cielo vero, e vorrei essere proprio lì.

Mai fare un pensiero del genere, però, dopo che ho preso un aereo.

Perché in quel cielo ci sarò entrata davvero, ricordandomi che non è proprio così poetico.

A parte la fila al check-in, certe istruzioni di sicurezza a bordo suggeriscono un freddo all’esterno che anche la mia vestagliona domestica si trasformerebbe in ghiacciolo.

Poi non so, di quanto cielo stiamo parlando? Magari all’altezza del gabbiano vagante la respirazione sarebbe ancora ok, ma provassi ad andare un po’ più su, e vediamo.

In effetti se per magia riuscissi ad andare su su su, quel blu dipinto di blu diventerebbe nero come il tizzone, a meno di fare quella che Groupon oggi chiamerebbe “The Icarus Experience“.

Meglio tornare al PC, allora. Al gruppo che modero, d’italiani a Barcellona. Per leggerci gli interventi di quelli che, vedendo le foto del Primavera e del Sonar (maro’), e passando una settimanella sulla Rambla (solo a me ha fatto schifo, la prima volta?), hanno pensato “come mi piacerebbe entrare lì”. Essere parte del firmamento di espatriati che tirano a campare a “Barca” (brivido).

Tanto lo so, che sulla pagina trovo tre tipi di post:

  1. Ciao, come si vive a Barcellona? Se mi arriva una buona offerta di lavoro parto subito!”. Da quando ho letto Vivo altrove, immagino cominci così chi emigrando afferma: “Voglio proprio vedere come mi tratta la mia nuova città”. Spero di non suonare troppo kennedyana se suggerisco che la questione andrebbe posta al contrario: come la tratti, tu, la tua nuova città? Infatti questo genere di post porta al secondo tipo, il mio preferito.
  2. Le risposte alle (rare) offerte di lavoro. Sotto l’annuncio commenta qualcuno che chiede “più info”. Al che arriva la proposta: “Passa di persona oggi pomeriggio”. E la replica è: “Sto ancora in Italia. Ma parto subito, eh!”. Il problema è che: a) per lavorare in Spagna ci vuole il NIE; b) il NIE in questo momento è più irraggiungibile del Santo Graal; c) oggi pomeriggio passerà “di persona” un migliaio di gente già munita di documenti e di alloggio. Il che mi porta al terzo genere di post.
  3. “Possibile che non si trovi una stanza, in questa città?!”. E io già a far sì con la testa, che gli affitti sono diventati impossibili. E poi è vero, alle e-mail degli annunci non rispondono nemmeno, tanta è la domanda. Uh, delle truffe online non ne parliamo! Poi però, alla soluzione più avanguardistica che io possa suggerire (“Scegliti un quartiere e chiedi in giro a chiunque”) viene risposto con sufficienza: “Ovvio che sono ancora in Italia! Non sono mica così sprovveduto da partire senza prima aver trovato stanza”. Dolce figlio dell’estate! A parte che conosco una che nove anni fa è atterrata senza neanche un posto in ostello (e magari i suoi lo stanno apprendendo in questo momento), io ti auguro in bocca al lupo con le seguenti, interessantissime proposte che riceverai, magari le uniche finché non entri nel tunnel delle agenzie e dei “provini” inflitti da potenziali coinquilini:                               a) Pastore protestante africano che affitta una riproduzione della Reggia di Caserta in pieno centro, a un prezzo inferiore ai 500 euro (quanto vale ultimamente una “doppia uso singola” a Sagrada Familia). Ti manda un questionario per capire se vuole lasciare la stanza a te e, bontà sua, decide di sì. Sfortunatamente è già in Africa, ma se gli mandi l’acconto ti spedisce le chiavi per posta. Se non rispondi subito ti fa chiamare da un suo emissario che, di fronte alla tua insistenza per visitare l’appartamento, ti proporrà di vederlo “solo da fuori”. b) Signore olandese la cui figlia è appena tornata da Barcellona, abbandonando l’appartamento dignitoso e insolitamente economico che paparino le aveva comprato intanto che studiasse là. Adesso il povero vorrebbe affittarlo, magari a te (e spedisce il questionario). Ebbene sì, sei il prescelto! Se porti caparra e prima mesata in contanti, ti consegnerà le chiavi un’incaricata di AirBnb, piattaforma che in quest’occasione, guarda i casi della vita, si occupa pure di affitti a lungo termine. Sì, verrà una donna, l’oculato padre sa anche questo. Ti prego, vacci, dolce figlio dell’estate, ho sempre avuto la curiosità di scoprire che succede al momento dell’incontro. Pure AirBnb è curioso, insieme alla Polizia postale. c) Giovanotto italiano che per una caparra piuttosto modica, magari sotto i 100 euro, dopo molti scambi WhatsApp di cui faresti bene a conservare gli screenshot, ti riserva una stanza. Per farsi versare la cifra ti manda la sua tessera sanitaria europea (la carta d’identità era banale), con una foto riuscita pure maluccio, se vuoi il mio parere. Lasciami dire da moderatrice che questo terzo benefattore è il mio preferito. Quando l’avrai accusato di truffa sulla mia pagina, cancellerà il suo profilo. Intanto un utente misterioso, con tre amici e una sola foto, comincerà ad accusare TE della stessa cosa, per poi annunciarti che sei stato denunciato per diffamazione. Intanto, il post con la tua accusa verrà segnalato ripetutamente alla moderazione, a cui arriveranno anche minacce di denuncia da gente non iscritta alla pagina. Magari la richiesta d’iscrizione arriverà subito dopo, e un’ora esatta dopo quella a Facebook. Io il numero di un buon avvocato te lo do, dolce figlio dell’estate, ma magari il suo onorario supera la caparra che hai perso.

Torniamo alla finestra, va’.

Un pezzo di cielo non è meno bello, se scopriamo quanto costi raggiungerlo.

Tutt’è capire anche questo.