Archie cadde sul divano e si guardò intorno. Sembrava sorpreso da casa mia, e come una scema pensai subito al disordine. Poi capii che non era quello.

In fondo, anche io ero sorpresa dalla presenza di Archie. L’idea era farlo venire solo se avesse bisogno, un’eventualità che, fino a quella mattina, era tutta da verificare.

Lui non sembrava entusiasta, ma era gentile. Nero con gli occhi azzurri, anzi cobalto, come avevo notato di sfuggita. Ma non volevo essere maleducata, così continuai a offrirgli cose. Un po’ d’acqua: il viaggio l’aveva provato. Uno spuntino, magari? Lui accettò volentieri, e solo dopo essersi rifocillato sembrò rilassarsi, e concentrarsi su di me. Cavolo, la vita di entrambi era cambiata in poche ore, con conseguenze che neanche immaginavamo.

Quella mattina ero così contenta di essere padrona del mio tempo, della mia casa, di me. Mi riabituavo a possedere. Con la telefonata era sparito tutto, ed ero diventata solo azione: bisognava procurarsi questo e quello, magari incontrarsi a metà strada… Non c’era tempo di chiedermi se fossi sicura. Aveva ragione questo corso: le decisioni si prendono valutando pro e contro, ma poi c’è una parte irrazionale che, spesso, ha l’ultima parola.

Chissà se anche Archie pensava qualcosa del genere. Le sue lamentele, ormai, si sopivano. Eccomi in casa con lui, e con il compito di preparare la pasta e ceci: avevo scoperto come la faceva mia nonna, la madre di mio padre, e volevo fare una sorpresa sia a lui, sia a questa nonna mai incontrata, che mi aveva donato un nome noioso e la terminazione rotonda del naso, di cui mi ero sbarazzata senza troppi rimpianti.

La pasta e ceci, però, potevamo condividerla. Condividere era tutto ciò che ci restava da fare, al mondo.

Archie non si dispiacque troppo del mio passaggio in cucina. Mi seguì con una certa curiosità.

Mi osservò con gli occhi socchiusi mentre armeggiavo ai fornelli, con la wok cinese al posto della caccavella e i ceci in tetrapak, perché non c’era tempo di cuocerli.

Infine Archie si grattò un po’ un orecchio, si leccò i baffi, e decise che il mio piede sinistro era un gatto come lui, così gli si accucciò accanto.