Della strage di tombini a Barcellona scriverò qui, visto che a certa gente importa più la monnezza della libertà di espressione. Poi vabbè, c’è chi perde un occhio per i proiettili sparati ad altezza d’uomo (stavolta, di donna). Ma “chissà cosa stava facendo quella lì perché succedesse”: una volta lo pensavo anch’io, finché non ho conosciuto Nicola e finché non hanno sparato a me, mentre me ne stavo spalmata contro un muro, in attesa che finisse il casino.

Ma adesso parliamo d’altro! Oggi sono in modalità imbonitrice, stile Veronika di Lucia Ocone.

(*Improbabile accento romano*) Amica del blog, amico di WordPress, amico romantico e amica decostruttrice! Oggi la tua Maria ti porta un’invenzione fresca di stampa: La camera blu! Ecco il suo ultimissimo numero, il 23 (e quale potevo coordinare, io?), curato dalla sottoscritta e da due studiose vere, che sanno di cosa parlano. Questo è tutto femminismo cotto a legna! (Tanta legna, troppa legna: chiedete un po’ alle streghe di Silvia Federici.) In questo numero analizziamo il Romanticismo: credete che ‘sti metodi di decostruzione se li semo ‘nventati noi? Seh, lallero!

Anche se… La prima parte del numero è dedicata a un Romanticismo che ci piace: una forza nuova che a partire dal XIX secolo spinge donne prima silenti a compiere imprese mai viste, almeno così de botto. Vedete un po’ che ha il coraggio di fare Enrichetta Di Lorenzo, nel primo articolo della rivista! Dimenticatevi le relazioni borghesi dell’Ottocento da avere in segreto, una volta assicurata la progenie al marito che ti ha scelto mammà. Enrichetta invece (*musica di suspense*) fugge con Carlo Pisacane! Si ribella! Si imbarca per Livorno con un’arma per togliersi la vita, se la sgamano. E poi fa il ’48, tanto per non perdersi niente. È una delle eroine dimenticate del Risorgimento italiano, quel pasticciaccio che idealizziamo assai e non guardiamo mai bene in faccia. Ma, come dice Tommasi di Lampedusa a proposito di una sua eroina ambigua: “molte dovevano essere le persone che di questo lavorio critico non furono capaci mai”.

Infatti, che è successo poi al Romanticismo? Ha perso la maiuscola ed è diventato ‘sta roba che conosciamo oggi. Come ha fatto una filosofia che ha spinto le donne a un nuovo protagonismo, che le ha convinte a ribellarsi nei limiti dell’epoca per acquistare un minimo di voce sul loro destino, a diventare una canzone di Gigi D’Alessio?

Amica, lettrice del blog, non stiamo parlando del “tubo” di Baci Perugina! Quello mangialo e “fanne salute”, come avrebbe detto mia zia (a quando la versione vegana?). La questione sono le problematicità che la coordinatrice cilena della rivista mi aveva già elencato in questa intervista, e che questo nuovo lavoro insieme cerca di approfondire. Per citare la web, i cinque articoli della rivista incentrati sull’argomento provano ad analizzare in che modo “il Romanticismo, movimento, se pur contraddittoriamente, anti-patriarcale nelle sue origini sette-ottocentesche, sia stato poi ‘normalizzato’ all’epoca delle politiche capitaliste e nazionaliste della seconda metà del XIX secolo, fino a divenire uno strumento culturale funzionale alla subordinazione delle donne, allo sfruttamento del loro lavoro di cura, e alla legittimazione della violenza maschile”.

Già, che è successo, amica del blog, amico di WordPress? Forse c’entra qualcosa il fatto che l’articolo della sottoscritta sul poliamore (scritto con uno studioso che sa di cosa parla) non abbia trovato abbastanza referenti in Italia per la peer review, finendo così in una rubrica. Il poliamore in Italia non solo è semisconosciuto come oggetto di ricerca, ma non sembra essere ben accetto, quindi approfittate della prima traduzione italiana di un’opera di Brigitte Vasallo, la studiosa catalana che parla di terrore poliamoroso. Non è un caso che la prima diffusione massiccia dell’argomento sui social sia stata opera di Freeda (madonna mia). Poi la sua portavoce è stata attaccata al punto da farsi un canale tutto suo. E non è neanche un caso che la ragazza, quando si esprime, si impappini ogni tanto con lo spagnolo: guarda un po’, questa libertà di esprimersi non l’ha appresa in Italia, al contrario di ragazze più giovani.

Insomma, amica del blog, amico di WordPress, se vuoi i Baci Perugina tieniteli. Alla tua Maria basta che ti chieda anche come mai il mitico “tubbo” di cioccolatini faccia parte di una retorica che consente che il 78% del lavoro domestico venga svolto dalle donne, contro il 32% di quello degli uomini, e il 93% del lavoro di cura sia appannaggio femminile rispetto al 69% degli uomini: non credere a me, ma all’Istat. Perché si sa, le donne sono più “romantiche”, si prendono “naturalmente” più cura degli altri e proprio non vogliono fare altro nella vita. Infatti quel 98% di donne, tra le persone che hanno perso il lavoro per la pandemia, lo ha vissuto di sicuro come una liberazione, e non c’entra la disparità di stipendi o il soffitto di cristallo, o il pavimento appiccicoso. Ma, a leggere i giornali e il modo in cui raccontano i femminicidi, quasi quasi queste neo-disoccupate devono ringraziare che un povero marito depresso non abbia fatto piazza pulita di loro e della prole: vedi le indagini di Pina Lalli, e del “romanticismo della violenza“.

Quindi, amica del blog, amico di WordPress, buona lettura!

Sono sicura che capirai.

(La vera Veronika, che presto presenterà il numero in televendita)