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Risultati immagini per when life gives you lemon squeeze Un mio amico è finito come tanti a lavare piatti a Londra, intanto che cerca di conquistarsi una faticosa carriera accademica. Con la sua dolce metà, italiana pure lei, il progetto era appunto restare lì a costo di darci di Svelto per tutta la vita.

Finché a lei, d’improvviso, non si presenta la Possibilità. Lavorare proprio nel suo settore, ma oltreoceano. E allora lascia alle commedie di Hugh Grant la romanticheria di rinunciare, sapendo che sacrificare la sua carriera le farà perdere anche l’amore, in un oceano di rancore e rimpianti.

D’altronde, salutare l’amore per una carriera comunque incerta nemmeno le piace. Però vivono insieme da tre anni, capite? Non c’è più lo slancio da tossicomani del “Ti seguirò in capo al mondo” (per poi pentirsene), e ormai sanno a memoria in che stato l’altro lasci il tubetto del dentifricio, al mattino. Ma proprio per questo, perché hanno un legame solido e sereno invece degli entusiasmi effimeri da inizio storia, non vorrebbero perderlo.

Adesso capite, di cosa parlo? Altro che win-win. Io ci vedo un lose-lose grande quanto Buckingham Palace.

Non ne ho fatto mistero parlandone col mio amico in chat, e chiedendogli come si sentisse.

Mi ha dato due risposte piuttosto strane, che volevo condividere con voi.

  1. Per certi versi, mai stato meglio. Lui si era assuefatto a questa vita stressante nella City, con questa storia rafforzata e insieme fiaccata dal tempo. Niente di meglio per rimettersi in gioco che perdere gli obiettivi prefissati, le definizioni che ci siamo autoimposti. Adesso deve per forza chiedersi: perché? Perché mi andava bene, la vita in fondo noiosa che facevo nella speranza di un domani non meglio definito? E adesso che la sua compagna minaccia di partirsene da un momento all’altro, ha dovuto rivalutare tutte quelle cose nel loro rapporto che ormai dava per scontate. Sicuro di essere disposto ad alzarsi senza che lei gli dia un bacio assonnato per augurargli il buongiorno? E se ne è sicuro, perché è rimasto tre anni a riceverlo? Insomma, la crisi destabilizza, ma ci rende anche totipotenti, come cellule non differenziate, spalancando baratri che possono inghiottirci per un po’ e poi portarci in altri mondi.
  2. Con buoni ingredienti, risultato mai pessimo. L’amico mi ha raccontato che alle elementari, per il suo compleanno, aveva insistito per prepararsi lui la torta da portare a scuola. Per orgoglio non ammetteva che il risultato non fosse eccelso, ma una volta in classe non si decideva a fare le porzioni. La maestra allora aveva reclamato per sé la prima fetta, commentando: “Se è fatta con ingredienti buoni, non può mai essere davvero cattiva”. Tanti anni dopo, adesso che la sua vita se ne va a carte quarantotto, il baldo giovine si accorge di quanto siano solide le fondamenta su cui l’ha costruita, riempiendola di aspirazioni ragionevoli e persone di cui fidarsi. Una vita così difficilmente verrà sconvolta del tutto da circostanze esterne non proprio tragiche. Se anche dovesse lasciarsi con la compagna, non sarà lanciandosi piatti e rimanendo con ferite insanabili.

Il mio amico non mi frega: “guardare il lato positivo” è spesso un contentino di fronte all’impotenza cronica rispetto al 70% di cose che ci succedono.

Però ha ragione lui:  è anche la scelta più conveniente da fare. Nella peggiore delle ipotesi ci si ritrova comunque infelici, ma con gli strumenti per venirne fuori, ridefinirsi, tornare a vivere bene.

In questo momento, quella torta di compleanno bruciacchiata, mai assaggiata, me la immagino più buona della pastiera di Scaturchio.

E mi manca più di qualsiasi cosa abbia gustato, credendo che me la sarei goduta per sempre.

limonata Sono diventata intollerante a ciò che non mi piace.

Intendiamoci. Se mi devo sparare quattro ore di lezione con alunni cinesi inconsapevoli dell’esistenza dell’articolo, lo faccio e zitta.

Se invece devo mangiarmi un piatto carbonizzato di pasta ammescata, piuttosto butto tutto, con sommo orrore di mio padre che d’altronde è figlio della guerra e non riflette sulle scarse probabilità di mandare quella schifezza ai “bimbi in Africa”.

Credo sia una buona abitudine, diventare allergici alle sgradevolezze evitabili. Pare anche facile, invece provateci e ditemi se qualche volta non vi sentite spreconi. O, peggio, egoisti, quando vi fingete morti pur di non ascoltare l’ennesimo sfogo di un amico, pronto a rituffarsi tra le braccia di quella pereta.

Ma resistete! Che la vita sia un piacere, se no, come dice una canzone, era meglio morire da piccoli.

Però, però. Ci sono cose che non possiamo classificare esattamente come sgradevoli, ma che neanche sono una passeggiata.

Prendete il lavoro. Adesso che consegno la tesina del master e mi finisco tutti i corsi che sto dando, cosa m’impedisce di mettermi a quattro di bastoni con un mojito in mano? (Ok, al massimo una limonata).

Be’, il fatto che a non finire siano le mie lezioni private! Neanche poche, piazzate in quegli orari strategici che nella routine quotidiana sono perfetti, ma che a luglio ti intossicano la giornata.

Però, vediamo, mi fa schifo avere delle entrate extra, quest’estate? E gli alunni sono così carini, specie ora che cominciano a capire che “ho andato” è Satana!

Allora che faccio? Mi accorgo di una cosa: gli alunni vivono in zone pericolosamente vicine al mare. Pensateci un attimo. Io. Barceloneta. Luglio. Metteteci un po’ di crema solare e il gioco è fatto.

Lo stesso dicasi per l’apparecchio che ho comprato per gassificare l’acqua (una poracciata su Amazon). Ero stanca di bottiglie di plastica a profusione, ma io sono da acqua gassatissima a livello estintore, mentre quella prodotta da questa macchina è la cugina loffia della Perrier.

Se mi avesse fatto proprio schifo, starei già a fare questione col rivenditore. Ma continuo a non voler produrre una discarica intera di bottiglie e troppo gas ha spiacevoli effetti collaterali.

Così mi faccio un punto d’onore di passare l’estate a fare bibite gassate il giusto, con gli ingredienti che dico io. Non eguaglierò mai il fantastico mandarino al seltz catanese, ma uno sciroppino casareccio da gassificare ad hoc si può provare. Vedi se la ricetta la devono avere i ‘mericani e chiamarla Italian soda, ma inso’, la tradizione fa giri strani.

Tutto questo per dire: le cose che non ci piacciono, via. Quando proprio non siamo obbligati a sorbircele, rispediamole al mittente.

Quelle con un’equivalenza tra pro e contro, be’, ricordate quella canzone di Elisa quando faceva l’inglese? Heaven out of Hell? Insomma, trasformare l’Inferno in Paradiso.

Lo so, lo so, adesso fa più figo dire che se la vita dà limoni bisogna farne limonata.

Io non sarei così drastica: non quando i limoni si possono bellamente snobbare per le fragole.

Per tutto il resto, ho un gassificatore ad hoc, vi aspetto a casa!