Ok, non dico di avere già il premio in tasca, però essere arrivata nella dozzina finalista mi lascia ben sperare…

E vabbè, però fingete di crederci almeno cinque secondi!

In realtà sarà anche il primo aprile, oggi, però arrivare in finale allo Strega (che ancora non è scaduto a ‘sti livelli, dai) è l’unica cosa che non mi sia ancora capitata negli ultimi due anni, a parte i soliti “due numeri al lotto” che non indovino.

Vedete, ieri pomeriggio mi sono distesa un po’ sul letto, con Archie nella posizione che osservate nella foto. Mi sono resa conto che stare sul letto a quell’ora, armata di ebook, era una mia abitudine durante il lockdown, e mi ha preso la voglia di ripescare la canzone che ascoltavo allora… Come si chiamava, Noumenon? Seh, e allora perché non Phaenomenon! (Scusate, ho fatto il classico).

Quando ho sgamato finalmente la canzone, il cui titolo apprezzerete qui sotto, mi sono resa conto che erano passati davvero due anni da quando la ascoltavo. Ricordavo quei pomeriggi tranquilli, trascorsi ad aspettare con la consapevolezza di non poter fare nient’altro. So che anche a voi sembra assurdo che siano passati già due anni, però evitate di pensare a “ciò che non avete fatto”: ai tempi era un traguardo anche passare un altro giorno senza fare capa e muro.

Io ho imparato quanto sia importante la salute mentale grazie a Sam, il manoscritto che avevo iniziato a scrivere proprio quella primavera, e che ieri se ne stava poggiato sul comodino in forma di libro. Ho imparato pure che le famiglie si scelgono, come quando ho aggiunto alla mia il componente felino che mi dormiva in grembo. E poi diciamocelo, questa storia di dover sempre “fare qualcosa” è sopravvalutata, e a volte è pure un privilegio.

Sono sicura che durante la pandemia avete fatto tantissimo anche voi, comunque vi sia andata.

Non rendersene conto sarebbe davvero un brutto scherzo.