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Una frase che mi è piaciuta di Niente di vero è: “Le coppie – di qualunque cosa si tratti – smettono di esistere, le persone no”.

Mia madre potrebbe rilanciare con una massima risolutiva che mi sparò al telefono quasi dieci anni fa: “Se uno non ti vuole, che te ne frega se vede un’altra o entra in convento? Resta il fatto che non vuole te”.

Oggi il “muso ispiratore” di Sam è tornato nei boschi aveva un appuntamento. Gli ho chiesto di avvisarmi, perché sarebbe successo: l’ha fatto. Gli ho detto che probabilmente l’avrei presa bene: l’ho fatto.

È da dicembre che ci siamo detti che proprio non andava. Lui per sua ammissione ha avuto per me la classica cotta adolescenziale, con quindici anni di ritardo: il genere di sentimento che evapora appena ti accorgi che dopo i briiividiii l’amore è, soprattutto, lavoro. Io, più che altro, sono stanca, e questo a volte è più risolutivo di un cambio di sentimenti.

Mi dispiace di non essere cresciuta in un’epoca in cui il poliamore fosse un’alternativa da prendere in considerazione. Pure io che a suo tempo ho fatto disperare più di un “fidanzatino” con le mie idee liberali, non concepivo l’opzione di portare avanti più relazioni amorose allo stesso tempo. Non credevo fosse possibile. Ora so che è possibilissimo, e pure che non fa per me.

Però ho capito una cosa: l’importante è la relazione che instauri con una persona. I sentimenti non si scelgono, i legami sì.

Questo ho detto al mio ex mentre mi parlava della nuova fiamma: io e lui ci siamo ritrovati a convivere costretti dalla pandemia, dopo che la nostra, di “flambata”, si era infranta contro i suoi compiti arretrati con l’età adulta. È stato da lì che abbiamo costruito il vero rapporto: più lontano dai suoi entusiasmi adolescenziali e più vicino al sovrumano compito, come dice Sam nel libro, di imparare a rivolgermi la parola al mattino.

Perché i sentimenti non si scelgono, i legami sì.

È per questo che, nella mia famiglia allargata, ci sono persone che per alcuni amici di Napoli non dovrei vedere mai più: mi dovrei offendere per il fatto che prima erano pazzi di me, e ora no. Ora mi vogliono bene.

Forse dovremmo capire che basare la nostra esistenza su un sentimento estemporaneo, spesso mutevole, è squalificante per il lavoro che impieghiamo nel costruire i rapporti.

L’unica eccezione che concedo a questo mio postulato è una sana e divertente cazzimma, alla Tony Tammaro.

Allora, visto che oggi piove, dedico questa al mio Sam con tanti auguri per l’appuntamento!

Sono contenta: c’è il sole, Roma è Roma, domani ci vediamo qui.

Con Sam, che vi racconta la sua vita da senzatetto.

Con Serena che, in attesa di capirlo, lo ama a modo suo.

E con me, che da questa avventura sto imparando a confrontarmi con voi.

Vi aspettiamo!

Io già lo so, che Serena vi starà sul culo.

Innanzitutto, la co-protagonista di Sam è tornato nei boschi (che trovate qui e qui) è una privilegiata, specie in confronto a uno come Sam che, quanto a disgrazie, altro che tornare nei boschi: dovrebbe farsela a piedi a Lourdes!

Poi all’inizio del libro troviamo Serena un po’, ehm, alterata, e propensa a confessarsi cose che non oserebbe ammettere, in circostanze meno ansiogene.

Però Serena ha un grande problema, che individua lei stessa in un momento di illuminazione: è una Santippe. Con la sua orribile esperienza in strada, Sam si atteggia, se non a Socrate, almeno a Terzani di Collserola… E Serena come può competere? Lei è “quella che resta”, e ha due vizi capitali: sa quello che vuole, e vuole una vita tranquilla. Che nel suo caso passa anche per l’idea peregrina di creare una famiglia, magari con uno che non sia proprio Barbablù. Non so come vada a voi, fanciulle etero che desiderate lo stesso, ma lei si ritrova sempre uomini che se la squagliano sul più bello. Tanto che je frega, a loro? Per i figli possono aspettare decenni, e una donna con più soldi di loro può essere ancora presa maluccio, pure nell’Anno Domini 2020.

Insomma, lasciatemi spezzare una lancia per una tizia che, semplicemente, si faceva i fatti suoi, e all’improbabile relazione con Sam si presenta già “risolta” sul piano psicologico. O così crede.

Invece ha anche lei molta strada da fare, e la deve fare tutta nello spazio di una notte.

Magari seguiamola, e vediamo dove arriva.