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Ora, se mi dicevate che un giorno avrei pensato spesso a Vasco vi avrei riso in faccia.

Eppure, “l’equilibrio sopra la follia” mi perseguita come obiettivo irrealistico fin dal mio orribile volo per Granada, nel bel mezzo di nuvole portatrici di tempesta, con l’aereo che si trasformava ogni due secondi in tagadà.

Sabato mi è successo anche di peggio: aspettavo due pacchi a casa nuova, e già così è la premessa di un film horror. Aggiungeteci che un pacco era di IKEA, e scatta il divieto ai minori di 16 anni.

A casa nuova non ci vivo ancora, dovevo andarci apposta, ma la fascia oraria di consegna era tra le 13.00 e le 17.00, “o mi avrebbero chiamato senz’altro”. Dopo una giornata passata a organizzare l’ennesimo trasloco, ero arrivata alle 12.55, senza il tempo di comprare roba per pulire, o anche solo il pranzo.

Infatti alle 15.00 scendevo al forno di fronte a procurarmi almeno un pezzo di pane, terrorizzata all’idea di allontanarmi, anche se il primo pacco era bello che andato: quelli de La Mallorquina avrebbero dovuto consegnarmelo entro le 14.00, “o mi avrebbero chiamato senz’altro”. Ma almeno loro consegnavano gratis.

Non così IKEA, che alle 18.00, dopo un’ora di ritardo e due chiamate al servizio clienti, mi mandava una mail: niente pacco per oggi, alla prossima.

Dai, ero libera di scendere a mangiare qualcosa, se la folla di turisti mi lasciava attraversare Plaça Catalunya. O così credevo fino alle 18.52, quando un corriere mi chiamava per annunciarmi con due ore di ritardo che “in 15 minuti sarebbe stato là”.

Ero già lontanuccia, ma capirete che sono diventata la donna bionica: in 10 minuti ero di nuovo nella casa ormai buia, e pensavo. Pensavo al tempo e alle energie dedicati a quel progetto che è cambiato in corso d’opera, che ha perso pezzi, che si è quasi autodistrutto. E cercavo di non cedere alla tentazione di dirmi che il gioco non valesse più la candela: si trattava solo di cambiare gioco. Solo.

Pensavo un po’ troppo, perché andasse tutto bene: l’orologio in effetti segnava le 19.37. Un quarto d’ora stocazzo. Dopo altri 10 minuti, il corriere si giustificava così: “Lei sa in che quartiere vive. Abbiamo avuto una giornata difficile. Siamo bloccati sulla Rambla“.

Insomma: era colpa mia (e del quartiere), quello sulla Rambla di sabato era il percorso più scaltro, e io ero una bambina irragionevole. Il bello degli aspiranti maschi alfa è che sono così convinti di avere ragione che quasi persuadono anche te.

Ma quando, alle 19.51, un aiutante più gentile e sudato mi consegnava il pacco, avevo pensato che c’era di peggio, tipo:

  • da qualche parte un tecnico che fingeva di parlare spagnolo aveva le mie chiavi a casa sua, perché non aveva capito di dovermele lasciare sul tavolo a lavoro finito. E gli sembrava la cosa più normale del mondo;
  • da qualche parte una palestra popolare non rispondeva alla mia offerta di lasciarle step e cyclette, perché, notizia fresca, il proprietario era stato denunciato per molestie;
  • tra manifestazioni e best-seller in cantiere, chiunque avesse potuto aiutarmi era troppo intento a fare grandi cose o almeno a lottare contro il capitalismo, mentre a me al massimo era dato di lottare contro IKEA.

Per un istante m’ero chiesta quanto mi sarebbe sembrato surreale, tutto questo, in tempi di bonaccia, ma tant’è: quando è tempesta ci si appiglia a quello che si ha, e le situazioni più sballate diventano il nuovo equilibrio.

Tornando a casa alle 21 passate, mettevo l’acqua sul fuoco e provavo a chiedere un rimborso via e-mail, alla faccia del centralinista che lo considerava impossibile. La pasta era venuta scotta, ma un tentativo volevo farlo, prima di perdere un’altra giornata in un magazzino di mobili scadenti.

Così ieri sera (domenica), a un orario che avrebbe fatto morire d’infarto un sindacalista, un’operatrice mi chiedeva i dettagli bancari per restituirmi i soldi del trasporto.

Che non arrivano a cinquanta euro, ma a questo punto devono essere investiti in qualcosa di davvero bello. Qualcosa che compensi un pomeriggio buttato, e una follia senza equilibrio che sembra non finire mai.

Aggiornamento: Mi hanno telefonato adesso quelli del primo pacco: se l’erano dimenticato in magazzino. Mi chiameranno loro, senz’altro.

 

 

 

 

 

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