Image result for cristina d'avena sanremo Non posso neanche dire che “non ho la televisione”, perché ne ho due. Solo che stanno in parti della casa che ho già affittato, o almeno erano lì l’ultima volta che ho controllato: a giudicare dalle ultime bollette di luce e acqua, saranno state sostituite da una piantagione di marijuana e da una piscina olimpionica.

Fatto sta che Sanremo l’ho seguito mio malgrado attraverso i commenti Facebook, e quest’anno non me ne teneva. Quando sono in Italia magari lo vedo dal televisore dei miei, consapevole del fatto che gli altri canali riescano a fare peggio, ma stavolta mi chiedevo: “Come si fa a seguire Sanremo quando c’è Netflix?”. Una delle risposte possibili era racchiusa in commenti di uomini che giudicavano l’aspetto fisico delle cantanti in gara o comunque presenti lì, che a quanto ho capito erano: Patty Pravo e Ornella Vanoni (considerate ormai “inchiavabili”, semicit.), una gettonatissima Paola Turci, e un’Anna Tatangelo che doveva essere particolarmente scollacciata, perché si è beccata anche un “Ma come ti vesti!” (ma non da uomini etero). Ah, e Cristina D’Avena, ormai il sogno degli ex bambini che, come ultima fidanzata non a pagamento, si sono fermati a Sailor Moon. Ma il problema è diffuso, a giudicare dagli accostamenti tra le signore di cui sopra e YouPorn, e dalla nonchalance con cui questi commenti erano offerti, come se fossero equiparabili alle battute sull’onnipresenza di Baglioni. Ma suppongo che la mia sorpresa, e la considerazione che io non sto a misurare il pacco di Mahmood, siano da ascrivere al vituperato “politicamente corretto” *. E magari pure all’ideologia GIENDER!11!, sbandierata come spauracchio anche a chi si chiede perché una cantante debba essere “il buco con la voce intorno”.

Infatti c’è poco da scherzare, so che in Italia ci sono “filosofi” che credono che tale ideologia esista davvero, così come ci credono i loro contestatori. E qui non è più ideologia, ma proprio ignoranza. Per cui ho deciso di riportare quanto dice il signore qui sotto, che non avendo la televisione nella mia parte di casa (va meglio così?) non conoscevo: è il critico televisivo spagnolo Roberto Enríquez, in arte Bob Pop. A quanto pare la bufala del Gender è arrivata anche in terre iberiche, quindi lui, nel video che potete ammirare a fine post, ne fornisce la descrizione che traduco qua:

A me quando questi maschioni 100% parlano della “tirannia dell’ideologia di genere” fanno venire voglia di spiegargli qualcosa che forse non capiscono. Cioè, che il maschilismo sì che è un’ideologia di genere. Difatti è l’ideologia di genere mainstream, tutto il resto è residuale. Il problema è che qui, quando parliamo di ideologia, diciamo sempre che lo è ciò che non fa parte dell’ideologia dominante. Mi spiego. Immagina che stai a casa e vivi accanto a una centrale elettrica che ha un fischio costante, un rumore tutto il tempo, e a qualcuno in casa tua cade una tazza. E dici: “Ehi, un rumore!”. No, no, il rumore è quello che hai nelle orecchie tutto il tempo, non solo quello della tazza che si rompe. Ecco cosa succede con l’ideologia dominante, che è questo rumore costante, ma identifichiamo come ideologia solo quello che in un determinato momento suona come un rumore differente. Questo mi sembra più importante. E l’educazione alla mascolinità tossica e al maschilismo ha molto a che vedere con quest’ideologia di genere dominante. Tengo a precisare che a me tutta la questione della virilità interessa molto, per ovvie ragioni!

Qualcuno lo propone come presidente del governo della Galassia. Io comincerei col farne il prossimo presentatore di Sanremo. È la volta buona che spodesto i coltivatori di marijuana dell’altro lato della casa, e mi immergo in piscina a guardarlo.

 

* E io che, a questo punto l’avrete intuito, pensavo banalmente che i miei alunni scopassero. Quelli catalani under 30 che, con una laurea in ingegneria o un diploma in discipline sportive, mi dicono “Ehi, che titolo machista!” di un articolo in italiano sulle donne che sono costrette a lasciare il lavoro salariato per stare a casa coi figli. Oppure definiscono “un Cromagnon” il personaggio del libro di testo che si definisce geloso e desideroso di avere più soldi della sua donna (desiderio che, posso garantire, non solletica solo i Cromagnon). Scherzi a parte, quelli a Maiorca facevano il gioco della bottiglia coi baci sulla bocca, da ragazzini! Con la lingua, proprio, tutte le ragazze con tutti i ragazzi. Chi glielo dice a Papa Francesco? Che poi, quando propongo a quelli di qua di prenderselo loro, mi rispondono che me lo posso tenere caro caro, anche perché di solito l’accento di Buenos Aires non piace neanche agli argentini.

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