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Dal Twitter di Lola con la venia @DolorsBoatella

Visto che va tanto di moda, adesso faccio un po’ di benaltrismo anch’io.

La cosa più negativa che mi è successa in questi giorni (che tutto sommato sono scivolati via niente male) è stata la sensazione d’impotenza simile a quella che mi comunicava, sulla pagina di Gad Lerner, una signora spagnola che vive da trent’anni in Italia, e non ha potuto fare il suo contro l’avanzata di Salvini: pure io, con Vox, ho avuto un bel gridare “no pasarán“, ma chi votava erano gli altri, che gridavano con accento migliore del mio.

È una questione europea, non dico di no: chi è residente e paga le tasse ecc., al massimo vota alle amministrative. Ma perché dover richiedere la cittadinanza – il che in qualche caso, non quello italiano, significa anche dover scegliere – se in un posto abbiamo passato un terzo o la metà della nostra vita, e a volte ci è capitato perfino di mettere al mondo cittadini di quel paese? Già, in effetti a volte dobbiamo pure giustificarci con quelli del paese d’origine (di solito i fasci) perché lì votiamo ancora alle politiche (e quasi mai votiamo come vorrebbero i fasci).

Qua si consolano perché non è andata così male, e vabbuo’, io di certo non rimpiangerò quelli che… il buonsenso, nuova grande foglia di fico del razzismo e di tutti gli “ismi” che non mi piacciono (perché no, gli ismi non sono tutti uguali, come sostengono i malati di qualunquismo).

A questo punto, peggio di tutto il bordello che è successo prima non può andare.

Visto? Mi sono scocciata di mangiare pane e veleno e, col tempo, sto imparando anche a “scegliermi le battaglie”. A volte mi contattano, che so, da un gruppo WhatsApp per chiedermi chi sia quel membro che vomita rabbia a ogni intervento, e mi rendo conto di capire subito di chi si tratta, ma di non sapere nient’altro: quando lo leggo disattivo le notifiche.

Oppure ho perso amicizie problematiche per incidenti stupidi, e mi piacerebbe reagire come le nuove conoscenze che mi dicono: “Ua’, hai capito che affare? Te ne sei liberata gratis!”. Ma mi accontento di seguire il mio protocollo sugli “sregolati col tempo degli altri“, e di godermi nuovi rapporti orizzontali, in cui tutti sono in grado di dare e ricevere (o non fingono altrimenti).

Il brutto dei momenti di serenità è che non tanto ce ne accorgiamo, i problemi si notano sempre un po’ di più. Prima o poi, però, dovremmo fermarci un momento e accorgerci che, per una volta, stiamo respirando aria pura: quella che circola quando ci ingegniamo a fare, circostanze permettendo, quello che sentiamo davvero nostro.

Aria così circola perfino se vivete a un passo dal traffico di Via Laietana!

Stavolta ci ho le prove.

 

 

 

 

 

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Risultati immagini per cartel italia aquarius Oh, non vi facevo così patriottici. Levata di scudi nazionale contro gli “insulti” di Macron, che per quanto mi riguarda, come si dice a Napoli, a proposito dell’Aquariusci ha chiamati per nome. E se pure un negriero inamidato come Macron ha schifato l’Italia (che inspiegabilmente lo ammirava pure), io sarei indecisa se collocarci subito prima di Mordor, o dopo la Gora dell’Eterno Fetore. Bando alle ciance, comunque: senza promettervi nulla di sistematico, volevo farvi sapere cosa dicono di noi, traducendo qua e là dalle testate on-line, e dai social spagnoli e catalani.

Per prima cosa El País (altro giornalino che se ti schifa è grave assai) m’informa che

La distribuzione dei 629 [migranti a bordo] è stata fatta in tutta fretta, perché la Guardia Costiera italiana aveva concesso dieci minuti. C’è stato bisogno di decidere con molta rapidità chi restava sull’Aquarius e chi sarebbe stato trasferito [su un’altra imbarcazione].

Anche La Vanguardia, giornale catalano, sottolinea:

Il piano di spostamento già comincia male, perché obbligherà i naufraghi a restare più giorni – tre o quattro –  in alto mare, e ritirerà due navi – peraltro italiane – da questa zona del Mediterraneo in un momento in cui precisamente mancano mezzi di salvataggio.

Il no della Lega a liberare i porti viene considerato da questo articolo “la parte più grave della faccenda”, con un’allusione non troppo velata alla legalità (o legittimità) del procedimento: Salvini viene indicato come “leader della xenofoba Lega”. La parola “xenofobo” non era stata lesinata neanche dal País, che fin dalla visita a Pozzallo notava che Salvini “fosse ancora in campagna elettorale”.

Conclusione? Per una volta sentiamo El Diario

Il messaggio xenofobo e contraddittorio dell’Italia alimenta il caso della riforma migratoria in Europa.

Avete ragione: Pedro Sánchez, il nuovo idolo italiano che per me puzza ancora di articolo 155, non è proprio alla guida di un paese “samaritano”. Anche se il suo Ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska, ha annunciato l’intenzione di ritirare il pericolosissimo filo spinato di Ceuta e Melilla: un omaggio, udite udite, del governo Zapatero, nel 2005, poi ritirato parzialmente e rinforzato dal PP nel 2013. Però il ministro ha anche precisato in un’intervista che i migranti a bordo dell’Aquarius verranno trattati “come tutti gli altri”: cioè, come specifica fin dal titolo questo articolo, “avranno un permesso di soggiorno di tre mesi, anche se non si esclude che alcuni finiscano nei CIE”.

Ma nella pagina Facebook di Bienvenidos Refugiados – España, un’utente invita nei commenti a “non essere negativi” (!),  perché almeno, sottolinea, “Ci siamo distinti dai fascisti italiani”.

E da quelli spagnoli: colpito e affondato, il PP non ce la fa proprio a tacere e ha già dato battaglia su questa decisione del nuovo governo, mentre i suoi seguaci hanno fatto proprio l’originale motto, in voga anche da noi, “Mételos en tu casa” (più che “Accoglili a casa tua”, quindi, proprio “Mettiteli in casa”). Il trend che si è generato su Twitter è già leggenda: un politico catalano posta una foto della “casa” di Felipe VI, invero molto capiente, e qualcuno prova a fare lo stesso discorso per la famiglia reale. Tra queste “risate a denti stretti” non poteva mancare:

Se ti piace così tanto il fascismo, mettiti il governo italiano in casa.

Res a afegir.

Nada que añadir.

Niente da aggiungere.

A parte, se permettete, un ricco “chitemmuorto”.