Cose da fare a Sant Jordi:

documentarsi un po’: si festeggia il 23 aprile ed è una delle feste più amate dai catalani. Celebrano il loro patrono, San Giorgio, che per la gioia del WWF ammazzò un drago per salvare una principessa. Ci sono anche variazioni sul tema, come la principessa che si mangia il drago. Non so quanto tutto questo si concili con la Catalogna repubblicana e con la principessa Letizia, che andrebbe mangiata solo perché veste Mango, ma tant’è.

– visitare la Rambla e Plaça Catalunya piene di bancarelle di libri e rose, solo per lo sfizio di vederci, per una volta, dei catalani: li riconoscete perché non hanno la crema solare e i sandali, e perché sono gli unici a capire i titoli dei libri. Il mio primo Sant Jordi me lo passai sulla Rambla con le valigie in mano: traslocavo dal Gotico al Raval, non sapevo niente della festa e se il clima non avesse minacciato pioggia adesso sarei ancora là.

– regalare un libro e una rosa all’amato bene: tradizionalmente le donne regalavano un libro e gli uomini una rosa, ma in questo giorno quasi quasi i libri sono più economici delle rose (io comunque voglio il libro, e non sono la sola).

– andare da Mistral sulla Ronda di Sant Antoni e mangiarsi… un’emozione, sia come prezzo che come bontà. Il pa de Sant Jordi non so quanto sia tradizionale, ma per me è una delle gioie della festa. C’è sopra la bandiera catalana, il giallo è di formaggio e il rosso di sobrassada. Sì, l’assonanza con la soppressata calabrese non è casuale.

– mettersi in fila per farsi firmare un libro dall’autore. Li trovate (i libri e gli autori) sotto le tende della FNAC fuori al Triangle, in Plaça Catalunya. Mario Vaquerizo, marito famoso e star di un reality su MTV, ha più fan dell’Almudena Grandes de Le età di Lulù. C’è chi s’indigna. Io godo.

– diventare autori voi! Ci sono tremila concorsi letterari, con premi che vanno dall’iPad a un applauso. Io ho partecipato a quello della TMB, che proietterà sugli schermi delle vetture i migliori racconti ambientati sui suoi mezzi. In catalano, ovviamente. In spagnolo c’è quello di microracconti de La Vanguardia, via Twitter, 150 caratteri e l’obbligo di metterci la parola “drago”. Per quello ho adattato un vecchio slogan natalizio napoletano: “Pure ‘o drago tene ‘na mamma”. Sospetto che non vincerò.

– farvi un giro per il Raval. Ok, sono di parte, ma il mio barrio festeggia in modo originale. Ci sono ben due concerti, uno di fronte al MACBA organizzato dal Taller de Músics, e un altro in Rambla Raval. Che per l’occasione, accanto al solito mercatino freak per daltonici, si riempie di bancarelle interessanti, tra associazioni di volontariato e club di lettura. A vendere rose ci sono solo un pakistano e una zingara, che però si è attrezzata con bancarella e bandiera catalana. C’è anche l’ACESOP, l’associazione delle donne pakistane del Raval, definite “invisibili” da qualche giornalista che ignora l’immigrazione ravalenca (i paki sono soprattutto giovani maschi). Eccole lì, visibilissime, additate a seconda dell’interlocutore come piccole grandi rivoluzionarie o esibizioniste che fanno solo chiacchiere. Chissà se sanno tutte chi è Sant Jordi. Ricordo Tariq la prima volta che vide la statua della Mercè:

– Chi è quella?
– Si chiama Maria pure lei. È la madre di Gesù, il bambino che tiene in braccio.
– Gesù?

Allargai le braccia a simulare una croce. Aaah, quello.
Gli raccontai la storia dell’arcangelo Gabriele, che ascoltò con la smorfia di un adulto che si sorbisce una favola per bambini. Già, perché quella di Gabriele che fa il bis col tuo Profeta è molto più credibile, pensai. Ma me lo tenni per me.

Le compaesane di Tariq hanno dei manti che fanno molto Madonna, piercing al naso che ricordano l’omonima americana, e offrono corsi di tatuaggi all’henné e dépliant su quanto sia dannoso bere.

Mi piace l’ultima bancarella, con una scritta che prende in giro il classico Volem un barri digne (“vogliamo un barrio degno, decente”), messo in giro da vicini catalani che mal sopportano i turisti (e fin qui…) e magari gli immigrati. Ma sulla bancarella campeggia la scritta:

Visc en un barri digne.

Vivo in un barrio degno.

Inshallah.

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