Annunciazione, annunciazione!

Ho finito di scrivere la storia di Angelina.

Sì, dopo quasi vent’anni passati a rimuginarci su, ho impiegato circa un mese a finire la prima stesura. Che a questo stadio è una ciofeca da brividi, ma per buttarci il sangue c’è tempo.

Intanto che scrivevo, è morta la persona che ha inserito questo tarlo nella mia vita. Almeno credo sia lui, a giudicare dai trafiletti che lo piangono: sindaco figlio di sindaco, originario del paese confinante col mio… Pure il cognome è quello che ricordavo. Mi sa che fu lui a telefonare a un mio amico, vent’anni fa, per raccontargli una di quelle storie d’amore che sembrano uscite da un melò, e che proseguono anche dopo la morte, magari non tanto per motivi romantici, quanto per contese cimiteriali!

Dai, non vi spoilero altro. Intanto, pensateci: una persona che mi ha cambiato la vita, e lo ha fatto solo raccontando una storia, è morta senza sapere nulla della mia esistenza.

L’altra volta parlavamo della mancanza di controllo che abbiamo sulle cose, e delle soluzioni che, a volte, arrivano da sole. Funziona anche in positivo, eh! A volte ci sbattiamo tanto per lasciare il segno, poi un gesto minimo cambia la vita a qualcuno, o comunque gliela rallegra.

Un tempo collaboravo con una specie di associazione: mi chiamavano donne che attraversavano un momento difficile. A una rimpatriata, una delle assistite lodò la gentilezza con cui, per telefono, l’avevo rassicurata sul suo caso, invogliandola a ricominciare. Io ricordo solo che al momento della chiamata ero a un corso universitario, e per uscire dall’aula avevo dovuto mandare all’aria un paio di zaini gettati lungo il percorso!

Quindi oh, fate cose belle, senza pensarci troppo. Magari vi ritrovate a cambiare la vita a una persona che non conoscerete mai.