Archivio degli articoli con tag: tempesta

22 giugno 1994: Breve storia triste. C’è la festa delle medie, ma ho la febbre. Vado o non vado? Vado. E porto anche un’amica di un altro istituto, che ha litigato con le compagnelle sue (cit.) e si sente sola. Risultato: l’amica si mette col ragazzetto che piace a me, e la febbre mi schizza a 38.

30 gennaio 2021: Breve storia triste. Esco di casa e viene a piovere. Anzi, è proprio una tempesta. Mi riparo sotto una tettoia a Barceloneta e penso: corro verso casa o aspetto un po’? Aspetto. Finita la pioggia, anche se una masnada di gente va in direzione contraria alla mia, faccio una capatina in spiaggia.

Le foto che posto qui sotto sono un promemoria: a volte tentare nuoce, eccome, ma spesso è una buona idea. E quella storia di chi lascia la via vecchia per la nuova mi è sempre sembrata più una promessa che una minaccia. Sai quel che lasci: il divano di casa. Non sai quel che trovi: tipo, l’arcobaleno.

L'immagine può contenere: persone che suonano strumenti musicali, cielo, nuvola, oceano, natura, spazio all'aperto e acqua
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L'immagine può contenere: oceano, nuvola, cielo, spazio all'aperto, acqua e natura
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barca-sul-mare-al-tramonto-1367339La calma di ora è la somma di tutte le tempeste.

Non si tratta di stare senza increspature, turbamenti, di non finire mai in una secca o rischiare di essere costantemente ribaltati da qualche vento troppo zelante.

La questione, indovinate un po’, è restare a galla. Governare l’imbarcazione, condurla ogni tanto a un porto sicuro, da cui salpare però appena si fanno un po’ di provviste.

Non si tratta di scansare tempeste a costo di restare ormeggiati per sempre, addirittura stare fuori dall’acqua. In termini di manutenzione ci costa più che partire, andare dove dobbiamo, dove ci dice il vento combinato alla nostra conoscenza del mare.

Dico questo perché, ora che l’estate sfuma, penso che mi sarebbe piaciuto offrire ai tanti ospiti che vengono a Barcellona ad agosto una vita esemplare da portarsi a casa insieme ai souvenir. Avrei voluto che ripartendo pensassero “questa città è bella e ci vive una che ha trovato la felicità”.

Può essere, ma non è una felicità fatta di stasi, silenzio, quiete. La popolano dubbi, malesseri, domande sul futuro, rimpianti del passato.

E poi, c’è lo stare sospesa tra due terre, non entrare mai davvero in questa che mi ha accolto intanto che mi distacco da quella che ho lasciato. E non la seguo, l’Italia, non capisco bene il razzismo che la muove, come degenera la sua società mentre questa in cui sono immersa non se la passa affatto bene, ma si organizza, protesta, scende in piazza. E hanno un bel criticare quelli che non la capiscono, quelli che come me restano perplessi da certe sue dinamiche. Provate voi a far scendere in piazza l’Italia, che non sia due volte all’anno e concentrandosi solo su quei due che spaccano tutto.

Insomma, la bonaccia è bella da attraversare nonostante la lentezza, ma sono state le tempeste a portarci qua e altre ce ne saranno.

L’importante è saperlo ed essere pronti e andar giù di timone.