Questo fine settimana, come sapete, è successo di tutto.

E mentre a Londra organizzavano un raduno a Trafalgar Square a poche ore dalla tragedia di Brindisi, nell’uggiosa Barcellona entravamo in un film dei Monty Python: il Fronte Popolare Giudeo gridava al terrorismo di stato, il Fronte Popolare di Giudea inveva contro le mafie, mentre i complottisti non hanno fatto in tempo a mettere insieme la solita cospirazione plutogiudaicomassonica, che però ricicleranno per il terremoto.

So che in Italia siete più fortunati, che fini strateghi e informatissimi storici del terrorismo sanno già chi è stato e dove esce la domenica.

Ma quando riusciamo ad accordarci per un raduno sulla Rambla, domenica 20 alle ore 18, noi brancolavamo ancora nel buio. E data l’incredibile affluenza (avevamo superato le 10 persone), l’abbiamo buttata a incontro di riflessione a casa di un volenteroso.

Dopo un’ora passata a discutere su cosa intendessimo per “attentato fascista”, mi alzo dal divano perché importanti affari di Stato mi chiamano: voglio accaparrarmi un posticino per Napoli-Juve allo Sports Bar.

La fine strategia era questa: vedersi il primo tempo in santa pace, mangiando roba buona e facendo caciara con avventori napoletani, e poi decidere se spostarsi o meno nell’omonimo Bar della Rambla, un pub gigante con maxischermi e paella surgelata, prescelto da alcuni napoletani per la capienza.

Sottovalutavo però un importante fattore: la mia accompagnatrice era paziente e rassegnata a sentirci urlare “Forza Napoli” almeno 45 minuti (d’altronde, la Torta Pan di Stelle della casa è un buon incentivo e una notevole consolazione). Ma era pur sempre catalana.

Infatti, dopo aver ceduto il posto in piedi a 4 juventine (rivelatesi incapaci di mangiare una pizza non biscottata), dopo aver inalato sconosciuti effluvi di mozzarella e basilico ed essersi sorbita i forbiti vicini alle spalle (tra commenti sul décolleté di Arisa e complimenti alle juventine di cui sopra), la mia amica si sente male. Quando ormai si è ripresa ed è sulla via di casa, la situazione dentro è insostenibile: l’andirivieni alle mie spalle di avventori di tipica stazza partenopea (non ci siamo mai segnalati per inappetenza) mi rinfresca la memoria su particolari anatomici maschili che nel loro caso dimenticherei volentieri, specie davanti a un Napoli con “possesso di palla al 52%” che però non segna.

Approfitto della fine del primo tempo per allontanarmi, salutando le juventine che, lasciato il cornicione, chiedono “che amari avete?”.
Oh, io ci provo. Lo Sports Bar della Rambla lo schifo, ma almeno è più vicino a casa e potrò respirare. Certo, non ricordo a che altezza stia, ma il problema è ovviato immediatamente da fragorosi scoppi da sciopero generale, seguiti da ululati in una lingua non indoeuropea e non assimilabile al basco.
Sono proprio arrivata: entusiasmo alle stelle, magliette azzurre a profusione, e Marco che riprende soddisfatto. Ma lo splendore del secondo tempo, il rigore di Cavani, il goal di Hamsik, l’uscita di scena di Del Piero e Lavezzi e l’ingloriosa espulsione di Quagliarella, me lo guasta il gruppetto di bipedi più o meno seduti davanti a me, che, evidentemente incerti su come usare una sedia e incapaci di divertirsi senza rovesciare hamburger e sparare petardi (peraltro elargiti dalle retrovie), riescono a far impazzire le cameriere e a far spostare la partita dallo schermo gigante a uno laterale, un istante prima di mettere in pratica la manifesta convinzione che l’uso più comune dei bicchieri sia buttarli a terra.

Consapevole della gravità del problema socio-antropologico, a questi cugini viaggiatori dei ragazzi del circoletto rivolgo le seguenti esternazioni, che tradurrò per comodità di chi legge:

– Ce avite rutto ‘o cazzo! (State mettendo in serio repentaglio la salute delle nostre gonadi)

– Turnate ‘ncopp’ all’avere! (Orsù, fate ritorno alle propaggini naturali frattaliformi da cui siete inopportunamente discesi)

– Site ‘na vrancata ‘e cuozze (Siete un consesso di giovinastri dal comportamento decisamente poco consono alle leggi dell’evoluzione)

Tutto ciò ha un lato positivo: non ho mai avuto così voglia di vedere tanti radical-chic tutti insieme! Corro pertanto al Bar Pastis, per un concertino che vede radunati tutti quelli del dibattito del pomeriggio, a cui do la lieta novella (salutata con reazioni diverse a seconda della fede calcistica).
Poi torno a casa pensando che la stagione sportiva, con sorprese e strascichi non sempre positivi per il mio stomaco, si chiude bella ma strana come è iniziata.

La prossima mi troverà pronta a prendere solo ciò che più amo della mia cultura. Magari scostando la foglia di basilico.

Annunci