Scrittura a mano: Milano, 25-26 novembre 2016 - Il blog di Adriana Paolini

Breve storia triste: devo fare i compiti!

Mi sono iscritta al corso di scrittura creativa di Coursera, offerto dalla Wesleyan University. Il bello è che lo impartisce gente che i romanzi li scrive davvero (e ne vende a migliaia), piuttosto che la terapeuta olistica che vede un simbolo fallico dietro ogni carota che descrivi. Il brutto è che c’è l’assegno.

“Scrivi una scena con almeno dieci frasi che esprimano un’azione crescente”.

“Riscrivi la scena di un romanzo che hai letto, inserendoci un personaggio inventato da te”.

Ovvio che i testi vanno presentati in inglese, e a correggerli, giusto per abbassare la tensione, ci pensa il resto della classe.

Allora mi sono detta: “Almeno approfittiamone!”. Quindi ho riscritto, stravolgendola un po’, la scena di un romanzo su cui lavoro in questi giorni. Una ventenne italiana, appena arrivata a Barcellona, si riposa nella camera che ha affittato da cinque minuti. Due persone (un ragazzo e una ragazza) irrompono nella stanza e litigano con l’italiana, ma lei si allea con il ragazzo e butta fuori casa la ragazza. Semplice, no?

Il problema è l’oggetto del contendere: l’italiana ha appena pagato 320 euro d’affitto, e altrettanti di caparra. Il ragazzo che le irrompe in camera è l’ex occupante della stanza, che pagava 370 euro d’affitto e ne aveva versati altrettanti di caparra. Secondo le regole dell’appartamento, chi prende la stanza restituisce la caparra a chi la lascia, dunque l’ex inquilino si ritrova con 50 euro in meno. Se ancora non state ronfando, ditemi: come faccio a spiegare una roba così pallosa in un capitolo che vuole essere frenetico e, a tratti, inquietante?

L’ho chiesto proprio al resto della classe! Come previsto nella consegna, a fine testo ho inserito due domande, riassumibili con: “Avete capito una ceppa sul motivo del litigio?”.

Sì, è stato l’inaspettato responso: tutta la manfrina della caparra è chiarissima. Quello che non si capisce bene è… l’identità dei personaggi! Per esempio: il ragazzo che irrompe nella stanza è l’ex inquilino, o è il padrone di casa, che pure viene nominato nel testo? Dio santo! Un problema del genere ha la soluzione più cretina che possiate immaginare: basta riportare il nome di tutti i personaggi, ed è fatta.

Come mi è sfuggita questa omissione da temino delle medie? Elementare, Wesleyan: ero troppo concentrata su quello che era il problema principale per me.

A voi succede mai? Magari vi fissate con quello che ritenete un ostacolo insormontabile, e intanto vi lasciate scivolare via le questioni importanti, che sono anche quelle facili da risolvere, per chi si degna di notarle.

È la paura, gente: l’idea di non essere all’altezza. La lasciamo prevalere, e perdiamo di vista ciò che dovrebbe interessarci davvero.

Ormai sono lanciatissima: nella prossima consegna, mi intrufolo alla corte di Enrico VIII, per salvare Anna Bolena!

Non vi preoccupate, però: questa scena qui ve la risparmio.

(La prossima volta chiedo a lui di aiutarmi coi compiti).