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Mettiamo le cose in chiaro: nessuno tiene più di me alla salute dei bidoni della monnezza.

Ritengo solo che, a piangere quelli e lanciare strali contro i cento che li bruciano, ci stiamo perdendo un po’ il punto della questione, cioè le migliaia di manifestanti che chiedono libertà di espressione. Ma il mio amore per quei bidoncini gialli, azzurri e verdi (pensati per riciclare plastica, carta e vetro) è al di sopra di ogni sospetto! Forse per credermi dovreste viverci voi, a venti metri dalla stazione della Polizia Nazionale: finiscono qui quasi tutte le manifestazioni che, da oltre una settimana, si tengono a Barcellona per la scarcerazione di Pablo Hasél. Indi per cui: io la spazzatura non la posso buttare. Hai voglia a fare i chilometri, hanno tolto i cassonetti dappertutto! Dovrei sconfinare in altri quartieri. Per fortuna, umido e indifferenziato li prelevano sotto casa ogni sera, dopo le otto. Ma, per esempio, in cucina mi si è formato un sacco enorme di bottiglie vuote: ancora il cava del mio compleanno e, soprattutto, la mia cola preferita, che ormai ordino a domicilio perché ne bevo a litri. E no, non è prevista la restituzione dei vuoti.

Tra i miei amici, quelli del Barricata Fan Club ci provano pure: “Ehi, se vuoi te lo trasporto io, il sacco: in mancanza di bidoni lo puoi sempre lasciare giù… Dev’essere pesante, e poi ingombra…”. E io: “Nun ce prova’!”. Quando guardo le dirette de La Vanguardia per scoprire cosa sta succedendo dietro l’angolo, mi verrebbe un coccolone a scorgere, tra le bottiglie lanciate contro gli scudi antisommossa, un’improbabile pioggia di Mate Cola: che tutto il quartiere si renda conto a un tratto di quanto sia infinitamente più buona dell’equivalente mericano? Nah. Sgamerebbero subito la, ehm, fonte originale.

Aneddoti scemi a parte, seguitemi per queste e altre amenità sulla Barcellona dei conflitti sociali! No, sul serio, tra un po’ pubblico un’intervista interessante. Intanto, no comment (*inforca gli occhiali da sole che no, ancora non si è comprata*): tutto quello che ancora c’è da dire l’ho già espresso in quest’articolo, pubblicato da Resistenza Civile. Sì, confesso che oggi ci ho da fa’, che preparo un manoscritto per questo concorso, e il pippone che vi ho appena scodellato era un invito più o meno subdolo a leggervi l’articolo. Già che ci siete, date una bella occhiata anche al resto della rivista, che è fatta bene!

No, dai, qui il messaggio più ovvio e trascurato di tutti è: la vita è questione di prospettive. E noi esseri umani tendiamo spesso a soffermarci sui dettagli inquietanti, così ci perdiamo la visione d’insieme.

Ok, la smetto con le pillole di saggezza e vi saluto con le mie bollicine (di cola): alla prossima!