1) Tanti anni fa, così tanti che c’era ancora il fax, per un concorso inviai a Quelli che il calcio una battutaccia sul naso di Nino Formicola (Gaspare, di Zuzzurro e Gaspare): “Ha un naso così grande che, se dice di no a tavola, sparecchia”. Firmato: “Mar…”. Formicola cercò di decifrare il mio nome, mentre Fabio Fazio tagliò corto: “Marco! Ringraziamo Marco!”. In Italia oggi ci sono 346.894 Marco, e 4.562.515 di Maria.
Due settimane fa, in aereo, ho sentito una voce femminile esordire con spiegazioni sul volo. Nel primo, incontrollabile nanosecondo ho pensato: “Perché comincia a parlare la hostess, e non il comandante?”. Mi ha risposto la voce stessa: era la comandante. Unica differenza con Marco e Maria: le Maria sarebbero la maggioranza, le comandanti sono sempre troppo poche.
2) Cinque anni fa, una coppia di Santa Coloma de Gramenet, catalana lei e “canadirlandese” lui, mi raccontava di aver comprato casa a un prezzo “protetto”, riservato a chi vivesse nel loro comune da almeno dieci anni: la maggior parte degli stranieri, che fossero turisti a caccia di seconde case o disperati con permesso di soggiorno, ne erano tagliati fuori. Di conseguenza, c’erano autoctoni che compravano ai figli appena nati la casa in cui sarebbero andati a vivere da sposati. I miei amici, in pratica, non avevano vicini.
L’altro giorno ho ascoltato Di Maio spiegare con quali astuzie “aggireranno” le norme europee per escludere gli stranieri dal reddito di cittadinanza. Tipo che devono risiedere in Italia da almeno dieci anni.
3) Dopo aver passato venticinque anni a temere che sotto al mio letto albergasse uno scarafaggio gigante (gli effetti di Kafka sulla gente, o almeno sui ragazzini), dall’ingresso della mia stanza in paese vedo affiorare, tra le cianfrusaglie sotto il letto, una bilancia. Non so il vecchio Franz, ma almeno Stephen King sarebbe fiero di me.
Di questi “prima e dopo”, solo uno non mi fa sorridere per niente.

L’idea per cominciare bene l’anno non mi è stata servita su un piatto d’argento, ma su una parete della Feltrinelli di Macerata.
Con voi che mi leggete (grazie!) la buona azione di Natale la faccio ogni giorno: non mi lamento. Non vi confesso quanto schifi anch’io l’inverno, fosse solo per gli strati su strati che devo frapporre tra me e le mie braccia: infatti aspetto con ansia l’invenzione di una “bolla termica” isolante, che mi faccia andare in giro nuda a dicembre, e già che ci siamo m’impedisca di baciare mezzo mondo a Natale… Ah, ecco, per esempio: cerco di non stracciarvi troppo le gonadi su quanto schifi le feste! Ma dalla lettura di vari post ho scoperto che noi migranti, e in particolare noi terroni fuori sede, non siamo sinceri su questo punto! Ovvio che devono piacerci le seguenti cose:

Forse dipende da che ora è.
Vi siete mai accorti che la frase “È finita!” può esprimere due sensazioni del tutto opposte? Dolore e sollievo. A volte anche insieme.