Forse dipende da che ora è.
Diciamo che, se torno in ritardo alla Feria e addio cena, sono ancora in modalità problema-soluzione, problema-soluzione: dieci minuti dopo sto provando i vermicelli da asporto del nuovo cinese a conduzione familiare, con opzioni erbivore.
Due ore prima dei fatti narrati, tuttavia, non sono stata così propositiva. La domenica gentile, trascorsa tra lasagna e chiacchiere dopo le giuste ore di scrittura, mi crollava addosso con i problemi non risolti, da quelli esistenziali a quelli cretini come: il divano troppo grande che langue ancora in corridoio, nonostante avessi trovato un’acquirente; i piccoli disastri lasciati in giro da Abdul; il ritorno a una vita mondana con personaggi che credano opportuno parlarmi per doppi sensi, perché come ci parli, a una tizia biondiccia che “sorride troppo”?
Insomma, come fu come non fu, ieri i miei cinque minuti di pianto me li sono fatti. E poi sono successe una serie di cose belle. Una è che il mio coinquilino preferito è venuto subito a consolarmi, il che è stato surreale perché non sapevo neanche fosse in casa (dormiva). Poi mi ha fatta ridere il caro Rostov, che dopo una Guerra insensata anela a una Pace senza Sonja: sì, un classico è per sempre. Infine, una volta riacquistate le forze, toppata la feria, e spazzolati via i vermicelli di consolazione, ho messo il divano su Wallapop e un’ora dopo avevo qualcuno interessato.
Problema-soluzione. Problema-soluzione. La mia nuova ossessione è questa. Non risolve tutto, perché, si diceva, non su tutto abbiamo potere decisionale. Ma è uno sport da provare ogni tanto. So che lamentarci ci piace, e ne abbiamo tutto il diritto.
È divertente, però, e sorprende anche, scoprire tutto quello che possiamo fare col resto del tempo.


Era chimico. Quello che ho affittato ai francesi (e alla loro cagnolina) insieme all’altra ala di 
Ho traslocato con due settimane d’anticipo, e cinque anni di ritardo.
Forse ho cominciato a fare tutto con dieci anni di ritardo.
Ultimo post su Marsiglia, ok? È che in questa città sono successe troppe cose, e una è che mi sono accorta che non avevo il dentifricio. Né il sapone.
Quando in tasca ho più biglietti da visita di agenti immobiliari che biglietti della metro, lo sto rifacendo: cerco la svolta. Tipo una casa da abitare e affittare per metà, in una città che costruisce le case o per viverci o per farci i soldi. Di solito finisco per rinunciare e prendermi un gelato, in attesa di tempi migliori.
Ho mandato a monte la riunione di condominio.